«Quando fai acquisti in un piccolo negozio non stai aiutando un manager a comprare la terza casa al mare. Stai aiutando una bambina a frequentare le lezioni di danza, un bambino ad allenarsi a basket, e una mamma ed un papà a mettere del cibo sul loro tavolo». Aveva fatto molto discutere l'appello di un piccolo negoziante di Cameri, in provincia di Novara, per promuovere gli acquisti dai commercianti di quartiere. Ora sono i dati di Confesercenti a raccontare la vera situazione delle attività di quartiere.

Se negli ultimi sei anni le famiglie hanno tagliato 300 euro di spese ciascuna, 7,7 miliardi di euro totali comprensivi persino dei medicinali, sono state proprio le attività minori a subire le perdite più sanguinose: -9,5% per i negozi indipendenti tra il 2010 e il 2016, 6,9 miliardi in meno negli scontrini. Insomma, ogni dieci euro “tagliati” dagli italiani, quasi nove (8 euro e 70) sono stati sottratti dalle casse delle piccole attività.

«Oltre alla crisi», dichiara il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni, «ha pesato l'accresciuta incidenza dell'ecommerce, ed è sempre più probabile che il futuro sia caratterizzato da una fase di concorrenza fra le varie reti distributive: grande distribuzione, distribuzione tradizionale e commercio online, con la vittoria finale delle imprese che riusciranno ad ibridarsi meglio. Nel frattempo, però, c'è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi».