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Un popolo di santi, sciatori e meteo-dipendenti: così descrivono gli italiani le previsioni per la stagione invernale di alberghi e piste da sci. La parola chiave però è, per l’appunto, “previsioni”: perché i calcoli su bassa e alta pressione, la consultazione continua di app e il monitoraggio costante dei vari siti di metereologia sono diventati il fattore decisivo per lo sviluppo dei flussi turistici sulla montagna bianca italiana, capaci di influenzare quasi da soli il bilancio finale dell’intero comparto.

Lo raccontano i dati dell’Osservatorio italiano del turismo montano 2014/15, realizzato dal centro di ricerca Skipass Panorama Turismo su 56 località alpine e appenniniche in tutta la Penisola. L’80% degli italiani controlla le anticipazioni sul tempo prima di partire, addirittura sei su dieci lo fanno ossessivamente anche più volte al giorno. Il meteo è così importante che solo la metà dei nostri connazionali (46,2%) si azzarda a mettersi in viaggio senza la garanzia di trovare la neve nella località di arrivo. Perché niente come una bella coltre candida rende attraente una fuga in montagna: «L’innevamento artificiale permette l’uso delle piste, ma non fa comunicazione», spiega il responsabile dell’osservatorio, Massimo Feruzzi, «quello che conta è vedere le località imbiancate al telegiornale».

 

Se le immagini sono dunque ancora decisive, è sempre più preponderante il ruolo di Internet nel mercato vacanziero invernale. Sono cambiate infatti le abitudini degli italiani: «Le prenotazioni arrivano ormai day-time: sono in ufficio, guardo il meteo e, se mi sorride, inizio a mandare mail o a fare telefonate. E blocco una stanza nel primo albergo che risponde », racconta Feruzzi. Addio dunque alle strutture di “fiducia”: per weekend o short break si sceglie in base alle promozioni o alla comunicazione, magari sull’apertura di una nuova pista. I turisti “fedeli”, che sono poco più del 40% ormai, tornano in un hotel già visitato solo per la settimana bianca o soggiorni lunghi. Appena due inverni fa, erano il 53% quelli che prenotavano nuovamente nella struttura testata l’anno precedente.

W L’ITALIA, W LA POLONIA
Per chiarire ulteriormente l'importanza di un tempo favorevole e la sua incidenza sui numeri complessivi, bisogna guardare al bilancio della stagione passata. Il 2014/15 era partito tra tanti timori e si è chiuso invece con un mezzo trionfo grazie al supporto del meteo: il fatturato del comparto è tornato sopra quota 10 miliardi (10,1), con una crescita del 3,3% (332 milioni incassati in più) e del 3,7% in termini di presenze, con una permanenza media di 4,6 giorni (in rapida ascesa dai 4,3 del 2013/14). Le strutture ricettive hanno ospitato il 45% di turisti nostrani, intercettando per prime quella ripresa del mercato interno che si è confermata poi nei ponti primaverili e in estate. E i segnali sono incoraggianti anche per la prossima stagione: «Le stime iniziali ci fanno pensare a un incremento totale del giro d’affari ben oltre il limite fisiologico del +2-3%, come quello dell’inverno passato. Ci attendiamo un rialzo superiore al 5%, sia in termini di fatturato che in termini di presenze», racconta Feruzzi citando alcuni dati presentati a ModenaFiere durante Skipass 2015 (29 ottobre-1 novembre). In testa alla classifica c’è la Lombardia, seguita da Lazio, Emilia Romagna, Toscana e Veneto.
Guardando invece al 54,6% di stranieri, domina il flusso di persone in arrivo dalla Germania, seguito dagli appassionati del Regno Unito e della Polonia. E i polacchi sono uno dei popoli da tenere maggiormente sotto osservazione: aumentano più dei britannici e sono secondi solo ai tedeschi nella classifica dell’incremento stagionale. «Sono una clientela particolare, in via di mutamento: arrivano sempre più spesso con auto propria, chiedono alberghi di categoria superiore, al centro delle località, e non più solo quelli più economici vicini ai grandi impianti sciistici», spiegano ancora dall’Osservatorio del turismo montano. «Per il bilancio finale della stagione sarà poi fondamentale il comportamento dei russi. L’anno scorso la crisi del rublo, la situazione geopolitica e l’invito di Vladimir Putin a non far vacanze in Europa hanno frenato la media borghesia. In ogni caso, quest’anno gli arrivi da Mosca non dovrebbero essere inferiori a quelli del 2014/15».

Alla crescita degli arrivi è corrisposta anche una crescita dei prezzi, iniziata già durante il pieno della crisi: la settimana bianca classica, in mezza pensione, è salita dai 495 euro del 2011/12 ai 576 dell’anno passato. «Parliamo di un pacchetto sul quale gli operatori faticano a lavorare, perché non è più molto attrattiva dato che i soggiorni si sono accorciati », chiarisce ancora Feruzzi, «si erano fatti prezzi talmente convenienti che una settimana costava meno del weekend, arrivando ai minimi storici. Ora le tariffe sono tornate nella media, tali da essere competitive senza rimetterci».

 

SCI AL CHIODO
Con un mercato normalizzato e in ripresa, la vera sfida per il settore è quella di intercettare le nuove tendenze del turismo italiano. Perché se quando si parla di “turisti invernali”, vi vengono in mente solo frotte di sciatori della domenica in fila allo skilift o ragazzotti con lo snowboard ai piedi che spadroneggiano sulle piste, siete rimasti attaccati a uno stereotipo un po’ fuori moda. E non solo per quanto riguarda gli sport più in voga. In pista, infatti, le tavole stanno affrontando una piccola crisi: a metterle in un angolo ci sta provando il free ride, la nuova specialità che permette evoluzioni nella neve fresca con gli sci ai piedi. Ma è ancor più interessante capire che cosa avviene “lontano” dalle piste, dove emerge un nuovo identikit di vacanziere, sconosciuto fino a pochissimi anni fa e forse ancora alieno all’offerta della montagna bianca italiana. Stiamo parlando degli Slons, sigla che riassume il concetto di Snow lovers no skiers .

 

Sono insomma coloro che amano l’inverno ma non per fare sport, bensì per vivere la montagna come leisure, semplice svago e soprattutto ozio. «Non sciano, ma vogliono mettere i piedi sulla neve», chiarisce Feruzzi di Skipass, «sono interessati a un modo soft di vivere la montagna e cercano tutte quelle attività che permettono di divertirsi senza pagare lo skipass. Scelgono località multitasking, dove si possa cambiare “pelle” in breve tempo. Per gli Slons è importante avere luoghi di contaminazione relazionale, dove si possono incontrare persone e parlare con i residenti o altri ospiti. E le strutture più all’avanguardia propongo per loro picnic all’aperto o iniziative simili che stanno riscuotendo molto successo».

Questa nuova categoria porta con sé anche un modo di viaggiare, per certi versi inedito sulle nostre montagne, quello delle famiglie multigenerazionali. Parliamo di gruppi composti da tre o quattro fasce d’età diverse, anche di 15-20 persone se si parte con gli amici: ecco perché gli Slons spesso scelgono ville o appartamenti di qualità per alloggiare e puntano su soggiorni lunghi, anche di due settimane. Certo, non rinunciano all’attività fisica ma puntano su offerte alternative per entrare in contatto con la natura: le ciaspole, il nordic walking, le snow bike (bici con le ruote da neve) o, al massimo, lo sci di fondo.

Alcune località tricolori, come l’Alto Adige, sono già in grado di attirare questi nuovi turisti e competere con Francia, Svizzera e Austria, che rimane leader del mercato. Tutte le altre, nonostante le promesse di investimenti sulle strutture, vivono sull’esistente e non innovano. «Parliamo, ad esempio, del servizio più ricercato anche se costoso da realizzare, cioè il centro benessere», denuncia Feruzzi, «fino cinque anni fa era una cosa impensabile trovare un albergo con una spa all’interno, il loro numero è crescuto solo negli ultimi tre anni». Per non perdere il treno della ripresa c’è quindi molto da fare. Prima che la neve si sciolga.