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Sulla carta, sono 3,89 miliardi di euro, contro i 43 miliardi ventilati dal premier Matteo Renzi. Ma, di fatto, le risorse che il decreto Sblocca Italia, destinato alle infrastrutture e ai grandi lavori, riuscirà a liberare saranno ancora meno: 200 milioni nel 2014 e altri 500 milioni nel 2015. Per un totale di 700 milioni circa spalmato in due anni.

A usufruire della somma saranno le opere segnalate dai sindaci alla Presidenza del Consiglio e le operecantierabili da subito o comunque entro date precise. Per la precisione, i 200 milioni del 2014 serviranno a realizzare il passante ferroviario di Torino (25 milioni), la terza corsia Trieste-Venezia, la linea C della metro a Roma e parte del sistema idrico Basento-Bradano in Basilicata, il tutto purché i cantieri aprano entro il prossimo 31 dicembre.

Nel 2015 sarà invece la volta di altri dodici progetti, i cui cantieri devono aprire entro il 31 agosto 2015. Tra questi, un lotto dell’Alta velocità Verona-Padova, il terzo Valico dei Giovi in Liguria, il quadrilatero autostradale Umbria-Marche, il completamento della Linea 1 metro a Napoli, la ferrovia Lucca-Pistoia, e il completamento della Salerno-Reggio Calabria.

Il viceministro delle infrastrutture Riccardo Nencini specifica che il provvedimento «andrà letto in sinergia con la legge di Stabilità, che conterrà anche il Piano città, il progetto “Seimila campanili” e alcune grandi opere, come l’autostrada Livorno-Civitavecchia».

Appare invece deluso Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance - Associazione costruttori edili, per il quale 3,89 miliardi «sono pochi: se non ci mettiamo i soldi e non facciamo ripartire le cose perché l’Europa ci blocca, i problemi restano tutti lì». Quanto all’occupazione, il decreto Sblocca Italia dovrebbe creare 100 mila nuovi posti di lavoro