Carlo Sangalli e Giovanni Cobolli Gigli © GettyImages (2)

Carlo Sangalli (s) e Giovanni Cobolli Gigli

Una scelta di rappresentanza autonoma per far valere e difendere gli interessi di quelle aziende alimentari e non alimentari della distribuzione moderna che rappresentano il 40% di tutti i prodotti venduti in Italia. È questa la motivazione che ha portato Federdistribuzione ad annunciare l’uscita da Confcommercio, operativa dal 1° gennaio 2012. Secondo l’organizzazione presieduta da Giovanni Cobolli Gigli, le cui aziende aderenti hanno realizzato nel 2010 un giro d'affari di 87,9 miliardi di euro, con una quota pari al 68,2% del totale fatturato della Distribuzione Moderna Organizzata, Confcommercio-Imprese per l’Italia non è riuscita a portare adeguatamente all’attenzione di istituzioni, media e clienti la cultura di Federdistribuzione, “una realtà coesa intorno a valori forti, con una visione di un commercio votato al servizio del consumatore e al continuo miglioramento di se stesso, alla ricerca di sempre maggiore efficienza al proprio interno e in tutta la filiera, alla sostenibilità economica, sociale e ambientale del Paese e dei suoi territori”.
Le due associazioni prendono dunque strade diverse, ma i rapporti restano ‘amichevoli’; restano infatti gli obiettivi comuni che potranno portare anche in futuro a verificare forme di collaborazione”, sia a livello centrale che locale.
Per Confcommercio, che rappresenta oltre 700 mila imprese, si tratta di una perdita pesante non in termini di imprese ma a livello economico. In una nota la confederazione guidata da Carlo Sangalli ha espresso il suo dispiacere per la decisione perché Confcommercio in questi anni “ha lavorato per fare valere le ragioni del modello italiano di pluralismo distributivo, in cui una vitale compresenza di piccole, medie e grandi superfici di vendita”. Ma per Federdistribuzione il lavoro non è stato sufficiente.