Gli italiani vogliono tornare a mangiare fuori. Non è dunque ancora tempo di festeggiare i «ristoranti pieni» del governo Berlusconi, ma i numeri parlano di una ritrovata voglia di spendere nel cibo. Lo racconta l'ultimo Rapporto Ristorazione , redatto dalla Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) e presentato all’Unione del Commercio di Milano. Per il 2015, la previsione del Centro Studi Fipe è di un incremento dello 0,8% che porterà la spesa nominale a 76 miliardi di euro contro i 74,6 miliardi spesi nel 2014 (69,4 in volume con un incremento reale dello 0,7%). «S i è finalmente interrotta la dinamica di contrazione che era iniziata nel 2008», ha commentato Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe. «Già i numeri di Pasqua e dell’estate inducevano a un cauto ottimismo: oggi abbiamo la conferma che il fuori casa è un universo economico e sociale sempre più importante scelto da oltre 39 milioni di italiani».

TIPOLOGIE DI CONSUMATORI. Secondo il rapporto, il 77% degli italiani maggiorenni consuma, più o meno abitualmente, cibo al di fuori delle mura domestiche sia che si tratti di colazioni, pranzi, cene e aperitivi. Sono 39 milioni di persone così segmentate: heavy consumer , ovvero i 13 milioni di persone che consumano almeno 4-5 pasti fuori casa in una settimana; average consumer, sono i 9 milioni che consumano almeno 2-3 pasti fuori casa in una settimana; e, infine, low consumer. Sono i consumatori, 17 milioni, che consumano almeno 2-3 pasti in un mese.

Gli heavy consumer sono in prevalenza uomini (51,3%) di età compresa tra i 35 e i 44 anni (24,8%) e residenti al Nord Ovest (29,8%) in centri abitati tra i 5 mila e i 40 mila abitanti (30,5%). Appartengono ad un nucleo famigliare composto da 3 componenti (32,3%). Gli average sono in prevalenza uomini (51,9%), residenti al Centro Italia (28,9%) in centri abitati tra i 5 mila e i 40 mila abitanti (35,9%). In prevalenza appartengono ad un nucleo famigliare composto da 4 componenti (26,1%). I low consumer sono in prevalenza donne (51,6%), di età superiore ai 64 anni, residenti nelle regioni del Nord Italia, in centri abitati tra i 5 mila e i 40 mila abitanti (34,9%). In prevalenza appartengono a un nucleo famigliare composto da due componenti (35,2%).

AL LAVORO. Sono 5 milioni gli italiani che ogni giorno (il 61,5% della popolazione) fanno colazione fuori casa con predilezione per caffè, cappuccino e brioche e una spesa media di 2,50 euro. Mentre ammontano a 12 milioni gli italiani (il 66% della popolazione) cge pranzano fuori casa, prevalentemente al bar, per 3-4 volte durante la settimana: panino, pizza e primi piatti le proposte di maggiore preferenza. Spesa media 11 euro. Infine, 3 milioni di italiani (59,4% della popolazione) cenano al ristorante almeno tre volte alla settimana, scegliendo soprattutto pizzerie, con una spesa di 22,40 euro. Oltre 9 milioni (il 47,7% della popolazione) si recano al bar per una pausa almeno 3-4 volte alla settimana, scegliendo soprattutto snack e gelati per una spesa complessiva di 3,20 euro.

NEL WEEKEND. Nel fine settimana, 6,6 milioni di italiani (il 63,6% della popolazione) pranzano fuori casa nel week end almeno 3 volte al mese, scegliendo soprattutto la pizza e spendendo indicativamente 18,60 euro. Invece, 7,3 milioni (il 66,8%) cenano fuori casa nel week end almeno 3 volte al mese prediligendo ristoranti e trattorie, con una media di due portate a pasto e una spesa media di 19,10 euro.

In Europa il settore vale 504 miliardi di euro, concentrato principalmente in tre Paesi, e l’Italia si pone in particolare al terzo posto dopo RegnoUnito e Spagna. In rapporto alla popolazione e a parità di potere d’acquisto, la spesa pro-capite è in Italia del 22% superiore a quella media europea e del 33% alla spesa della Francia. I pubblici esercizi impiegano, in media d’anno, 680.693 lavoratori dipendenti, pari al 71% del totale nazionale del comparto del turismo.