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Mario Draghi vuol dire fiducia. Sarebbe stato infatti il quantitative easing varato dalla Bce il fattore decisivo per far risalire la fiducia dei consumatori italiani ai massimi dal giugno 2012.

E' presto per parlare di ripresa, ma il dato è impressionante dopo 13 anni: 110,9 punti - dai 104,4 di gennaio - tra l'elezione del presidente della Repubblica e le notizie positive sull'occupazione.

In risalita rapida anche il dato sulle imprese che a febbraio ritorna sui livelli di giugno 2011: 94,9 punti, dai 91,6 di gennaio.

FUTURO RADIOSO? Secondo l'Istat, a spingere l'ottimismo dei cittadini è in particolare «la componente economica, che passa a 130,9 da 111,1, rispetto a quella personale, che sale solo lievemente, passando a 103,7 da 102,2».

Decisivo l'aumento delle aspettative future (a 116,6 da 107,4), rispetto a quello per il presente (a 106,7 da 102,5). Guardando le singole voci, la deflazione fa paura ma non troppo, c'è attesa per la ripresa dell'occupazione.

Per quello che riguarda i singoli settori invece, incrementi di ottimismo si segnalano nei servizi di mercato (a 100,4 da 94,9), nel commercio al dettaglio (a 105,3 da 99,4) e nella manifattura (a 99,1 da 97,6), mentre scende lievemente nell'edilizia (a 76,6 da 77,4).

EUROPA. Stesso trend anche per l'indice europeo Esi, in crescita per il secondo mese consecutivo. Nella zona euro è aumentato di 0,7 punti a quota 102,1 e nella Ue di 0,4 punti a quota 105,1.

Pensano positivo i consumatori, meno i manager sulla produzione.