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Le aziende credono nei primi segnali di ripresa dell’economia italiana e sono convinte, dunque, che sia giunto il momento di spingere sulla leva dell’acceleratore degli investimenti. Questo è almeno quanto sostengono i manager di alcune delle più importanti imprese italiane e straniere operative sul mercato nazionale, ai vertici della classifica degli spender pubblicitari. Realtà, dunque, che guadagnano quando i consumi degli italiani crescono. A settembre l’indice del clima di fiducia dei compratori ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 13 anni. Gli italiani guardano al futuro con maggiore ottimismo e dovrebbero finalmente smettere di rimandare le spese in attesa di periodi migliori, come avvenuto invece negli anni della crisi. Anche la fiducia delle imprese ha raggiunto dopo l’estate, sempre secondo l’Istat, i livelli più alti dall’inizio della recessione, anche se, all’ottimismo dei comparti manifatturiero e delle costruzioni, si contrappone la visione più prudente delle aziende dei servizi e del commercio al dettaglio.

L’economia è tornata al segno più nel corso del 2015, dopo tre anni consecutivi segnati dal calo del pil. Il Fondo monetario internazionale, in uno dei suoi ultimi report predittivi, ha alzato le stime di crescita dell’Italia rispetto al precedente report: +0,8% nel 2015 e +1,3% nel 2016 (il governo Renzi è più fiducioso e ha parlato di un incremento dello 0,9% nel 2015 e dell’1,6% nel 2016). Se i segnali sono quindi incoraggianti, bisogna anche non dimenticare come il Paese è uscito dalla crisi. Sempre secondo l’Fmi, l’Italia rimane l’ultima della classe, in fatto di crescita, nell’Unione Europea. Nel primo trimestre dell’anno, i fallimenti delle imprese sono diminuiti anziché aumentare come avvenuto nei 30 mesi precedenti, ma il loro numero rimane molto elevato. Anche la disoccupazione ha iniziato a calare, ma meno tra le fasce più giovani della popolazione, le più colpite dal fenomeno.

La ripresa italiana ha inoltre potuto sino a oggi beneficiare soprattutto del traino dell’export, in aumento anche grazie al rafforzamento del dollaro sull’euro, meno della domanda interna. In ogni modo, il fatto che le grandi aziende ritengano che gli effetti benefici di una ripresa comunque ancora timida inizieranno a farsi sentire anche sulla propensione degli italiani a spendere, è un buon segnale. Nei prossimi mesi, infatti, la partita si giocherà sul fronte interno.

L'OPINIONE DEI PROTAGONISTI DELLE GRANDI AZIENDE:

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