BusinessPeople

La bellezza ci ha sempre salvato e ci salverà ancora

La bellezza ci ha sempre salvato e ci salverà ancora Torna a Rinascimento in vista per l’Italia
Venerdì, 13 Giugno 2014

Intervista a Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e deputato Pd

«L’Italia deve saper fare l’Italia». Così Realacci riassume ciò che serve al nostro Paese per ritrovare la strada della crescita economica. Il deputato cita il pensiero dell’economista americano John Kenneth Galbraith, secondo il quale c’è un unico fattore che ha permesso a una nazione come l’Italia, povera di materie prime, soffocata dalla burocrazia e dalla corruzione, di rialzare la testa anche nei momenti di peggior difficoltà. Questo fattore è la bellezza, con la quale conviviamo da secoli e che si respira in ogni cosa che facciamo.

Ma che c’entra la bellezza con la competitività industriale?
C’entra eccome. Se consideriamo la bellezza come sinonimo di qualità, basta prendere uno dei tanti prodotti del made in Italy che si stanno affermando nel mondo per dimostrare come il nostro Paese abbia saputo affrontare le sfide della globalizzazione. Negli anni ‘80 del secolo scorso, per esempio, l’industria del vino era in crisi dopo lo scandalo delle alterazioni con il metanolo. In 30 anni siamo tornati leader e l’export ha toccato il record di 5 miliardi di euro.

Come ci siamo riusciti?
Ovviamente puntando sulla qualità. Oggi, in valore assoluto, esportiamo una quantità di litri di vino inferiore rispetto ai decenni scorsi, ma il saldo commerciale con l’estero è aumentato per una ragione ben precisa: nell’agroalimentare abbiamo puntato su produzioni d’eccellenza, che piacciono anche dall’altra parte del globo.

Nell’industria manifatturiera siamo riusciti a fare altrettanto?
In tanti segmenti indubbiamente sì. Non voglio dilungarmi a citare tutti i comparti in cui siamo ai primi posti nel commercio mondiale, da quello delle macchine agricole alle attrazioni dei parchi divertimento. Forse molti non lo sanno, ma parecchie delle più innovative giostre del mondo, da New York a Shanghai fino a Copenaghen, sono progettate e costruite da aziende italiane.

Negli ultimi dieci anni molti osservatori hanno fatto a gara a descrivere l’Italia come un Paese in declino. Tutte queste analisi erano sbagliate?
Sì, se si riferivano alla struttura del sistema industriale. I nostri problemi vanno ricercati nell’inefficienza della burocrazia, nella debolezza della domanda interna e nella perdita del potere di acquisto dei cittadini. Dobbiamo rimettere i soldi in tasca a chi li ha persi in questi anni di crisi, e bisogna smetterla di voler insegnare agli imprenditori italiani a fare il loro mestiere.

In questa retorica del declino si è esercitato in passato anche il suo schieramento politico, cioè il centrosinistra. È d’accordo?
Sì. E credo sia stato un errore.

POTREBBERO INTERESSARTI
Copyright © 2020 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media