L'Ue approva i conti dell'Italia per il 2017, ma non sono solo carezze per il nostro Paese. Con quattro raccomandazioni, la Commissione Europea è tornata a chiedere riforme importanti e profonde al nostro sistema per il prossimo anno. Sulla carta la prossima manovra dovrebbe essere di 0,9 punti di pil, per portare il deficit dal 2,1 di quest’anno all’1,2% del 2018, vale a dire 15 miliardi. Considerato il livello del debito, la riduzione del deficit strutturale dovrebbe essere di almeno 10 miliardi (0,6 punti).

LE RIFORME CHIESTE DALL'UE

Mentre si discute sul ritorno dell'Imu per i più ricchi, richiesta già stoppata dal governo, non mancano proposte assennate in arrivo da Bruxelles. Ecco quali sono:

1. SFORZO DI BILANCIO. Servirà per far quadrare i conti pubblici 2018 che sono «a rischio di una deviazione significativa» dagli impegni. Come? Spostando il peso delle tasse verso i «fattori meno penalizzanti per la crescita», con la riduzione delle agevolazioni fiscali. Quindi meno imposte sul lavoro e più sulla proprietà.

2. CASA A RISCHIO. Tra le novità, appunto, si chiede finalmente la riforma del catasto e si auspica la reintroduzione delle imposte sulla prima casa, almeno per le classi sociali più agiate.

3. NESSUN PERICOLO PER L'IVA. Si possono tenere in ordine i conti anche senza far scattare l'aumento dell'Iva. Se non ci riusciremo, sarà solo colpa nostra.

4. LOTTA ALL'EVASIONE. Servirà una nuova stretta su evasione ed elusione. Con la revisione delle «tax expenditures», e l’estensione della fatturazione elettronica alle operazioni tra privati.

5. RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CIVILE. Bisogna accelerare i procedimenti in sede civile «mediante una gestione efficiente dei procedimenti».

6. CONTRASTO DELLA CORRUZIONE. La lotta alla corruzione è una priorità, anche a costi di riformare l'istituto della prescrizione, dice Bruxelles.

7. PA MODERNA. Va completato anche il processo di riforma del pubblico impiego, soprattutto puntando a migliorare l’efficienza delle imprese pubbliche.

8. APRIRSI ALLA CONCORRENZA. La legge è ferma da due anni e mezzo: non si può più rimandare l'emanazione di un provvedimento su questo tema.

9. LIBERARSI DELLE SOFFERENZE. Gli Npl restano un problema per il nostro sistema bancario: pesano per 190 miliardi lordi e vanno ridotti attraverso ristrutturazioni, vendita a istituzione non bancarie o, magari, la rinascita del progetto di una bad bank.

10. CAMBIARE IL MERCATO DEL LAVORO. Più efficienza nel mercato del lavoro, grazie «contratti collettivi che tengano maggiormente conto delle condizioni locali», politiche attive per aumentare il numero di donne che lavorano.

11. RAZIONALIZZARE LA SPESA SOCIALE. Il nostro sistema di welfare è troppo sbilanciato a favore delle pensioni: occorre riequilibrare le voci di spesa.