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Istituito un nuovo reato in Italia, quello di autoriciclaggio. Il crimine, introdotto con il via libera del Senato al ddl sul rientro dei capitali, consiste nel reimpiegare, agendo anche per occultarne l'origine e l'impiego, il denaro o altro bene frutto di un altro reato che ha precedentemente commesso. A differenza del riciclaggio – che presuppone l'azione di un altro soggetto che ricicla – nel reato di autoriciclaggio il soggetto dei due reati è lo stesso.

PENE PREVISTE E “NON PUNIBILITÀ”. Le pene previste nel testo sul rientro capitali sono il carcere da uno a quattro anni quando il reato presupposto ha pene inferiori ai cinque anni di reclusione; il carcere da due a otto anni e multa da 5 mila a 25 mila euro negli altri casi. Secondo la formulazione del testo, come sintetizzato dall’agenzia Ansa , commette autoriciclaggio chi, colpevole di un altro reato non colposo, sostituisce, trasferisce o impiega il denaro ottenuto in attività economiche o finanziarie e ne ostacola l’identificazione. Questa condotta viene distinta dall'impiego di denaro frutto sì di un altro reato, ma usato per il “godimento personale” e in questo caso è prevista la non punibilità. Questo aspetto viene introdotto per evitare di punire due volte uno stesso soggetto (per esempio, punire non solo per furto, ma anche per auto-riciclaggio chi ruba per comprare un'auto).

“SCONTI” DI PENA. È previsto un aumento delle pene se il reato è commesso nell'esercizio di un'attività bancaria o finanziaria e diminuita fino alla metà se il soggetto collabora nell'individuare prove e denaro. Le disposizioni sull'autoriciclaggio di intersecano con quelle sul rientro dei capitali: è previsto che chi riporterà i capitali in Italia dovrà pagare le tasse che ha evaso e in parte le sanzioni pecuniarie, ma non sarà punito per i reati fiscali e gli altri reati connessi all'illecita esportazione all'estero, ma anche per il nuovo reato di autoriciclaggio.