Ci sono due volti dell’Italia, uno pubblico che deve fare quadrare i conti (riducendo anche un debito da oltre 2 mila miliardi di euro) e uno privato che si trova ancora più ricco degli anni pre-crisi. A marzo di quest'anno, secondo quanto rileva un rapporto dell'Ufficio studi di Bnl riportato da Il Sole 24 Ore la ricchezza mobiliare (conti correnti, azioni, titoli di Stato, polizze, fondi comuni) delle famiglie italiane è salita a 3.858 miliardi ed è destinata a crescere. Guardando i valori pro-capite, a fine marzo ciascun italiano deteneva in media poco più di 65 mila euro di attività finanziarie; i francesi e i tedeschi si fermavano a una disponibilità media pro-capite pari a circa 63 mila euro, gli spagnoli si dovevano accontentare di 40 mila euro.
Siamo tutti benestanti? Non proprio. Perché la distribuzione della ricchezza non è omoegenea. Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre poche famiglie dispongono di patrimoni molto elevati: in Italia il 10% più ricco della popolazione detiene il 50% della ricchezza complessiva.