In 14 anni il Sud Italia è cresciuto meno della Grecia, il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud ha raggiunto il divario più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%; il Mezzogiorno rischia di arrivare a un sottosviluppo permamente. Sono i dati e le conclusioni preoccupanti emerse dall’ultimo rapporto Svimez – Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno – che evidenzia come l’Italia, nel periodo 2000-2013 è stato il Paese con meno crescita dell’area euro a 18 con il 20,6% a fronte di una media del 37,3%. Il freno più grande sarebbe stato proprio il Mezzogiorno, che, come accennato, in quegli anni è cresciuto solo del 13%, mentre la Grecia ha segnato nello stesso periodo un +24%.

UN ITALIA DIVISA. Quello evidenziato dal rapporto Svimez è un Paese diviso e diseguale: nel 2014 il Prodotto interno lordo del Sud Italia è rimasto ancora negativo (-1,3%), mentre il divario tra il Pil pro capite del Centro-Nord e del Sud ha raggiunto il punto più basso degli ultimi 15 anni, pari al 53,7%. Lo scorso anno, infatti, quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Nel dettaglio a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. «Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale – segnala l’associazione Svimez – con la conseguenza che l'assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all'area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente».