Mario Draghi, presidente della Bce, è andato in visita al Fondo monetario internazionale @ Getty Images

La Banca centrale europea insisterà sul quantitative easing fino al rialzo dell'inflazione. Lo ha assicurato il presidente dell'Eurotower a proposito del programma di acquisto di titoli di Stato finalizzato al ritorno al 2% del rialzo dei prezzi. L'occasione del discorso è stata la visita dal Fondo monetario internazionale, scosso dalle dimissioni del capo della ricerca Oliver Blanchard. Allontanando le speculazioni, Draghi ha invece sottolineato come le misure adottate dalla Bce abbiano avuto effetto positivo sui tassi di interesse per famiglie e imprese. «Le azioni non convenzionali hanno dimostrato finora di essere potenti, più di come molti osservatori avevano anticipato», ha detto il governatore della Bce da Washington. «Mentre un periodo di bassi tassi di interesse si tradurrà inevitabilmente in qualche cattiva allocazione delle risorse locali, non ci dovrebbero essere conseguenze tali da minacciare la stabilità finanziaria globale e non vi sono, per ora, indicazioni di squilibri finanziari in via di definizione».

RIFORME. Pur con i tassi allo 0,05% da settembre, la politica monetaria dovrebbe rimanere accomodante per favorire la ripresa. Anche se la domanda per gli Stati è sempre quella di favorire le riforme: «Le riforme strutturali, che aumentino la fiducia nelle prospettive economiche e incoraggino gli imprenditori a capitalizzare sulle condizioni di finanziamento estremamente accomodanti di oggi, renderanno la nostra politica proporzionalmente molto più potente», ha detto ancora Draghi.

RISCHI. Rimane vivo però il rischio che i tassi minimi possano avere degli «effetti collaterali». Secondo il n.1 della Bce, il Qe potrebbe ad esempio stimolare un aumento compensativo del risparmio, nell'ambito di una società che tende all'invecchiamento della popolazione, per supplire ai bassi rendimenti offerti dal risparmio, via via che ci si avvicina all'età pensionabile. «E' necessario», ha concluso, «monitorare attentamente gli effetti del Qe sulla distribuzione della ricchezza, per far sì che abbia effetti anche su consumi ed investimenti», stimolandoli. «Tuttavia è interesse anche dei risparmiatori che la produzione torni al suo potenziale senza ritardi ingiustificati per far ripartire la crescita».