Aziende e imprenditori lo sanno bene: è praticamente impossibile recuperare il credito nei confronti di un’azienda fallita. Almeno fino a oggi. Dal ministero di Giustizia si è al lavoro per sbloccare quell’enorme massa creditoria – calcolata in 200 miliardi di euro – che in Italia frena la ripresa di molte aziende. La soluzione porta il nome di Progetto Common, (Common è l’acronimo dell’inglese complementary money ) e prefigura di fatto una borsa dei fallimenti.

In pratica, come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera , se si riuscirà a portare a termine l’iter parlamentare della riforma del diritto fallimentare, verrà istituito una sorta di mercato telematico nazionale nel quale i creditori potranno convertire il denaro non corrisposto in una sorta di voucher, chiamato appunto “common”: questo buono potrà essere utilizzato per acquistare beni posti in vendita da tutte le procedure concorsuali ed esecutive. “Con questo sistema”, scrive Rizzo, “un artigiano potrebbe per esempio acquistare direttamente su questa specie di Borsa online un furgone da un fallimento che l’ha messo in vendita pagandolo con il proprio credito vantato nei confronti di un’altra azienda fallita. Allo stesso tempo i lavoratori di un’impresa insolvente che vantano crediti per stipendi arretrati e liquidazioni non pagate potrebbero rilevare con il loro “common” un ramo d’azienda sano da un altro fallimento e avviare un’attività imprenditoriale.

Il Progetto Common rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione. “Curatori incalliti, specialisti nel far durare le procedure più a lungo possibile, nonché professionisti del grande affare delle aste fallimentari a prezzi stracciati…” la borsa dei fallimenti di sicuro “sconquasserà un sistema parassitario che da decenni muove enormi interessi economici”, sottolinea il giornalista del Corriere . “Resta solo da capire se e come il progetto arriverà al traguardo. Le resistenze sono molte, e diffuse anche negli stessi apparati istituzionali”.