L’accordo tra imprese è stato raggiunto, ora serve superare l’ostacolo dei sindacati. Confindustria, Abi, Ania, Alleanza per le cooperative e Rete imprese Italia si preparano ad affrontare con ottimismo il vertice con Cgil, Cisl e Uil – un primo incontro sarebbe in programma alle 20 di oggi, giovedì 8 novembre – che dovrebbe dare il via libera a un’intesa unitaria sulla produttività. Da parte delle imprese c’è ottimismo, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha dichiarato: “Abbiamo trovato una formulazione soddisfacente. Incontreremo i vertici delle confederazioni sindacali per presentare il documento e possibilmente trovare un accordo anche con loro".
La vigilia, però, non è delle migliori anche perché, premette il segretario Cgil, Susanna Camusso, se i temi saranno “abbassamento delle condizioni salariali e dei diritti dei lavoratori”, il confronto tra le parti sociali sulla produttività non ha molte chance di chiudersi con un’intesa. Secondo Camusso tra le imprese c’è la “volontà di scaricare tutti gli effetti dell'operazione sulle tutele contrattuali e degli orari. C'è una guerra tra imprese – ha aggiunto – che si svolge sull'abbassamento delle condizioni salariali e dei diritti dei lavoratori”.
Dichiarazioni innescate in particolare dalle parole del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che martedì scorso aveva indicato le linee che per l'esecutivo dovranno caratterizzare l'accordo, ed essere poi sancite da un decreto, a partire dal “depotenziamento degli automatismi” contrattuali compresa la “rinuncia” all'indicizzazione automatica dei salari all'aumento dei prezzi. Parole confermate anche dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, che ha ribadito: “Gli automatismi salariali che non tengono conto delle differenze di settore e di azienda, non sono utili per rendere più competitivo il Paese”. Passera ha poi sottolineato che il Governo, che ha messo sul piatto risorse per 1,6 miliardi, ritiene “necessario premiare fiscalmente” aumenti di produttività che siano “effettivi”.