Natalità ai minimi dal 1861, povertà ed emigrazione in crescita: il Meridione è tornato indietro di un secolo?

Il livello più basso di occupati al Sud dal 1977: il dato che offre lo Svimez presentando a Roma il suo rapporto annuale fa impressione. Gli occupati sono 5,8 milioni, 600 mila in meno rispetto a cinque anni fa.

Le previsioni dell'ente per il pil 2014 non fanno ben sperare: -0,4%. Ma se Nord e Centro sono fermi, il crollo del Mezzogiorno (-1,5%) pesa sul conto totale e segna il settimo anno consecutivo di recessione per l'area (-3,5% nel 2013).

ALLARME MEZZOGIORNO. Il ritratto dello Svimez sembra riaprire la questione meridionale: -170 mila posti di lavoro nel primo trimestre 2014 (-41 mila al Centro-Nord), 116 mila emigrati nel 2013.

Scioccante il dato sulla natalità: 177 mila nascite, come nell'anno dell'Unità d'Italia, il 1861. E il numero è inferiore a quello dei decessi: era successo solo alla fine della terza guerra d'Indipendenza nel 1867 e dopo il primo conflitto mondiale nel 1918.

Crollano anche i consumi delle famiglie, di quasi il 13% in cinque anni. Per quanto riguarda il futuro, le vendite al dettaglio dovrebbero tornare a salire al Centro-Nord nel 2015 (+0,4%), ma non nel Meridione (-0,2%). Stesso discorso per gli investimenti: +0,5% nel Centro-Nord, -1,6% al Sud.

POVERI E DONNE. I meridionali "assoluntamente poveri" oggi sono oltre un milione, nel 2007 erano 443 mila, +40% solo nell'ultimo anno. Circa il 10% delle famiglie guadagna meno di mille euro al mese (14% in Sicilia), il 57% è monoreddito (63% in Sicilia).

Durissima la situazione per le giovani donne (under 34): solo una su cinque (21,6%) ha un lavoro e in generale l'occupazione femminile non supera il 33%. Al Centro-Nord il dato è del 43%, nell'Ue il 50,9%.

DESERTO INDUSTRIALE.L'industria è il settore che soffre di più: -53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti.

Per contrastare la desertificazione produttiva, l'Associazione per lo sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno (Svimez) propone delle misure urgenti al governo: fiscalità di compensazione, rilancio degli investimenti, una politica industriale nazionale specifica per il Sud.

L'obiettivo sarebbe quello di un'azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su quattro direttive: rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un'ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.