Politiche attive e formazione dividono l’Italia: ogni regione fa a sé

1.830.000.000 euro: tanto sono costate le politiche attive alle regioni italiane nel 2017. È il dato principale che emerge da una ricerca sulla formazione professionale di CNOS-FAP (Centro nazionale delle Opere Salesiane per la formazione e aggiornamento professionale) e realizzata da Noviter, secondo cui la mancata riforma costituzionale del 2016, che ha lasciato questo settore di competenza delle regioni, sta creando diversi problemi all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro).
Lo scorso anno è stato il primo in cui l’investimento sulle politiche attive del lavoro ha superato quella sulla formazione professionale: 1 miliardo contro 830 milioni. Per quali ragioni? Questa scelta sarebbe la “conferma di un crescente bisogno dei cittadini di poter avvalersi di servizi di supporto all’inserimento o reinserimento lavorativo. Per quanto riguarda invece le attività formative, le risorse sono concentrate sulla cosiddetta 'prima formazione' per i giovani” ha risposto Eugenio Gotti, ceo di Noviter che ha diretto la ricerca.

Le politiche attive non sono uguali in tutta Italia

Per quanto riguarda la formazione, l’80% degli investimenti è dirottato su quel segmento che porta all’acquisizione di un titolo di studio come il sistema delle FP e degli ITS. Molto più trascurati, invece, i corsi di specializzazione e la formazione continua, erogati principalmente dai fondi interprofessionali governati dalla bilateralità.
Occorre però tenere conto che la situazione non è uguale in tutta Italia, al contrario. Le soluzioni adottate sono ancora molto frastagliate: sono ben 108 le linee di intervento relative alle politiche attive del lavoro.