Gli italiani preferiscono tenersi stretti i loro soldi. È quanto emerge dalla ricerca del Centro studi di Unimpresa sull'andamento delle riserve delle famiglie e delle imprese italiane: l’analisi, che prende in considerazione il periodo compreso tra agosto 2015 e agosto 2016, rileva un vero e proprio aumento dei conto correnti che sono passati da 831 miliardi a 913 miliardi di euro. Tradotto: in 12 mesi, sono stati versato 82,7 miliardi di euro (+9,95%). Trend analogo per i depositi di cittadini, aziende, assicurazioni e banche: il totale è aumentato del +2,6% passando da 1.556 miliardi a 1.596 miliardi.

NON SI INVESTE E NON SI CONSUMA. La ragione nascosta dietro a questo boom non è però positiva: i soldi lievitano in banca perché i cittadini si frenano nei consumi e le imprese riducono all’osso gli investimenti. «I dati mostrano che le disponibilità finanziarie delle aziende e delle famiglie italiane sono congelate. Se i cittadini accumulano per timore di nuove tasse, le imprese non investono perché non hanno fiducia nel futuro», si legge nella ricerca. «Discorso a parte va fatto per le banche che registrano una variazione negativa della liquidità, con ogni probabilità dirottata su impieghi diversi dal credito che resta bloccato: ciò da un lato è legato a criteri sui parametri di bilancio troppo rigidi e dall'altro all'assenza di progetti importanti da finanziare». Tradotto in cifre, tra agosto 2015 e agosto 2016 le famiglie hanno preferito versare in banca, anziché spendere, 33 miliardi in un anno (+3%); i fondi delle imprese sono cresciuti di 13 miliardi (+6%) mentre la liquidità bancaria si è contratta di 13 miliardi (-3%). Le riserve delleassicurazioni sono salite di 1 miliardo (+6%), quelle delle imprese familiari di 4 miliardi (+9%), quelle delle onlus di 919 milioni (+3%).

CRESCONO SOLO I CONTI CORRENTI. In questa rincorsa al risparmio, lo strumento principe è il conto corrente: tutte le altre soluzioni sono in calo. I pronti contro termine sono scesi di 4,08 miliardi (-2,53%) passando da 161,7 miliardi dell’agosto 2015 gli attuali a 157,6 miliardi; i depositi rimborsabili con preavviso accusano un calo di 1,4 miliardi (-0,48%) passando nel giro di un anno da 301,2 miliardi a 299,8 miliardi; i depositi con durata prestabilita scemano di 32,3 miliardi (-26,36%) passando da 122,8 miliardi a 90,4 miliardi.