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L’istituzione di un unico archivio per la gestione di un documento unico dell’auto, che riunisca libretto di circolazione e certificato di proprietà; un aumento del bollo auto fino a un massimo del 12%, previsto per il 2015. È una delle misure previste dalla bozza del governo, che sarà varata dal Consiglio dei ministri di oggi, venerdì 13 giugno. Una misura che, con ogni probabilità, non sarà accolta con favore dalle associazioni di categoria e dalle case automobilistiche, che devono già fare i conti con un mercato che, lo scorso giugno, a segnato un nuovo calo del 3,83%.

LA RIFORMA DELLA P.A. Ma al centro del decreto legge del governo Renzi c’è soprattutto la Pubblica amministrazione; una macchina da snellire e rendere più “adattabile” alle esigenze lavorative. È in quest’ottica che vanno viste alcune delle misure previste dal decreto, alcune delle quali saranno affrontate attraverso un disegno di legge. Si parla di mobilità senza assenso per i dipendenti entro i 100 km di distanza, ma anche di un’impossibilità di prolungare il lavoro dopo l’età di pensionamento. Anche i dirigenti saranno interessati dal decreto; per loro dovrebbe esserci una misura per il prepensionamento: in caso di esuberi e in assenza di criteri e modalità condivise con i sindacati, “la P.A. procede alla risoluzione unilaterale, senza possibilità di sostituzione, del rapporto di lavoro di coloro che entro il biennio successivo maturano il diritto alla pensione”. Ecco, in una sintesi del quotidiano La Stampa , i contenuti principali del decreto:

MOBILITÀ. I dipendenti pubblici potranno essere spostati senza assenso in un posto di lavoro diverso purché sia nell’arco di 100 chilometri. Entro 50 chilometri le diverse sedi di lavoro sono considerate “stessa unità produttiva” mentre tra 50 e 100 Km lo spostamento del lavoratore deve essere motivato con esigenze organizzative e produttive. Per la mobilità volontaria scompare l’obbligo del nulla osta dall’amministrazione di provenienza.

TRATTENIMENTO IN SERVIZIO. Non sarà possibile restare a lavorare nella Pubblica amministrazione dopo l’età di pensionamento oltre il 31 ottobre. La bozza di riforma, infatti, elimina l’istituto del trattenimento in servizio. Sono “fatti salvi” quelli in essere “fino al 31 ottobre 2014”. Quelli “non ancora efficaci alla data di entrata in vigore” del dl “sono revocati”.

PREPENSIONAMENTO. In caso di esuberi e in assenza di criteri e modalità condivise con i sindacati, la Pa procede alla “risoluzione unilaterale, senza possibilità di sostituzione, del rapporto di lavoro di coloro che entro il biennio successivo maturano il diritto all’accesso” alla pensione “con conseguente corresponsione del trattamento”.

DEMANSIONAMENTO IN CASO DI ECCEDENZE. I dipendenti pubblici “in disponibilità” (collocati in mobilità a seguito di rilevazioni di eccedenze) possono presentare richiesta di ricollocazione “in via subordinata, in una qualifica o in posizione economica inferiore”, per ampliare le occasioni di ricollocazione.

SI ALLENTA STRETTA TURNOVER. Le percentuali di limite per le amministrazioni centrali restano al 20% delle uscite per il 2014, 40% per il 2015, 60% per il 2016 e 80% per il 2017, ma il limite si riferisce solo alla spesa complessiva e non alle persone. Dal 2018 il limite per le assunzioni tornerà al 100% delle uscite.

DISTACCHI SINDACALI. Dal primo agosto 2014, distacchi, aspettative e permessi sindacali, nel loro insieme, sono “ridotti del 50% per ciascuna associazione sindacale”. La riforma collega la decisione alla razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica.