Osservatorio Crisi d'impresa © 2012 – Cerved Group

Più di mille fallimenti al mese e 300 mila posti di lavoro persi. È il bilancio della crisi economica analizzato dal Cerved Group che ha contato 33 mila istanzetra il 2009 e il 2011, più di 12 mila solo nell’ultimo anno. Un dato preoccupante soprattutto perché in ascesa: da quindici i trimestri consecutivi si rileva un aumento delle procedure rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con i 12.094 fallimenti dello scorso anno – +7,4% rispetto alle oltre 11 mila procedure del 2010 (che, a sua volta, aveva fatto segnare un +19,8% rispetto all’anno precedente) – si raggiunge un nuovo record di default da quando è stata riformata la disciplina fallimentare (2006) che ha escluso un numero rilevante di piccole aziende dall’ambito di applicazione della legge. Secondo il Cerved, fra le aziende al top nell'analisi delle imprese e nello sviluppo dei modelli di valutazione del rischio di credito, nel corso del 2011 i fallimenti in Italia sono aumentati in tutte le forme giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6% sul 2010) rispetto alle altrestrutture societarie (+4,7%). Dall’analisi degli Insolvency ratio (Ir) che misurano la frequenza dei default (il numero di fallimenti ogni 10 mila imprese operative) si evidenzia come le aziende più colpite siano state le piccole e medie imprese (precisamente quelle con un attivo compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro, con un Ir di 132 punti) seguite da quelle con un attivo tra i 10 e i 50 milioni, con un Insolvency ratio a quota 127.

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I settori più colpiti . Nel 2011 è proseguito l'aumento dei fallimenti soprattutto nei servizi (+10% rispetto al 2010) e nelle costruzioni (+7,8%). In controtendenza l'industria che, pur rimanendo il macrosettore con la maggiore frequenza di fallimenti (Ir a 39 punti), ha registrato un'inversione di tendenza rispetto al 2010 (-6,3%). Il risultato, secondo il Cerved, è da attribuire soprattutto ai miglioramenti dei settori che negli anni precedenti hanno pagato un conto più salato alla crisi. Alla meccanica, per esempio, con un Ir che passa dai 70 punti del 2010 a 60 del 2011, alla chimica (da 59 a 46), al sistema moda (da 54 a 46), alla siderurgia (da 51 a 40). In peggioramento invece il sistema casa, da 54 a 59 punti di Insolvency ratio, e la filiera auto, da 45 a 53 punti. Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti nel 2011 ha riguardato tutte le aree italiane a eccezione del Nord Est, in cui il numero delle procedure fallimentari ha limato i livelli del 2010 (-0,3%).