Lo hanno capito le persone, e pure gli Stati: non c'è più confine tra reale e virtuale

Non ha più senso distinguere virtuale e reale, lo raccontano i consumatori. Acquisti costanti da lunedì alla domenica e calo nella quarta settimana del mese: così gli italiani comprano online. Vi ricorda niente? Esatto, sono le stesse identiche abitudini della vita "reale". A dirlo è una ricerca Alkemy su un campione di 50 mila ordini via ecommerce in tutte le principali categorie di prodotti (abbigliamento, prodotti per la cucina, prodotti per l’infanzia, arredamento, articoli di bellezza, alcolici, bevande, caffé) con l’esclusione dei servizi (banking, turismo, gaming). 

NON HA PIU' SENSO DISTINGUERE VIRTUALE E REALE

In valore assoluto le regioni con la maggior frequenza d’acquisto sono la Lombardia, il Lazio e il Veneto (40% delle transazioni), mentre a livello provinciale dominano ovviamente Milano, Roma, Torino e Napoli. L'ecommerce è questione solo per gli abitanti delle grandi città? Nient'affatto. Perché guardando il rapporto tra numero di acquisti e popolazione, la provincia più propensa agli acquisti online è quella di Sondrio che batte Milano. Al terzo posto scende l'ex regina, cioè Verbano-Cusio-Ossola. Lontanissima Roma in proporzione, solo 28esima. Quando si compra online. Non c'è dunque differenza tra le città più importanti e "la provincia". 

La "sindrome della quarta settimana" colpisce anche online: gli acquisti si concentrano nei primi giorni del mese, prima del calo nell'ultima decade e addirittura al crollo degli ultimi tre giorni persino dei beni di prima necessità. Sul versante delle fasce orarie predilette per acquistare online, quella che registra il maggior numero è tra mezzogiorno e le tre del pomeriggio, mentre tra le piattaforme preferite il desktop resta il device più utilizzato (57%), anche se lo smartphone cresce del 6% raggiungendo il 33% del totale.

«È un’ulteriore conferma di come l’ecommerce sia oramai diventato “mainstream”», sottolinea Duccio Vitali, amministratore delegato di Alkemy, «rispecchiando quindi tutte le caratteristiche del commercio tradizionale, compreso il delicato fenomeno della crisi economica che tocca molte famiglie italiane che faticano alla fine del mese. Rispetto ad alcuni anni fa, quando la maggior parte degli acquisti si concentravano nel fine settimana, a testimoniare un uso più sperimentale e di intrattenimento dell’e-commerce, oggi gli acquisti online hanno assunto un ruolo marcatamente più funzionale, sostituendosi per alcune categorie merceologiche alla spesa nei negozi. Così le transazioni si sono concentrate a inizio settimana (il 50% tra lunedì e mercoledì), quando in genere si fanno gli acquisti per tutta la settimana».

IN SVIZZERA PAGHI LE TASSE COI BITCOIN

Insomma, le persone hanno già superato il confine ideologico tra virtuale e reale, e le ultime resistenze si concentrano al massimo nei sistemi di pagamento (in alcune città del Sud il contrassegno resiste nel 45% delle transazioni. Si può così capire perché la Svizzera sia pronta ad abbattere un altro muro psicologico, quello nei confronti delle criptovalute. Così dall'anno prossimo sarà possibile pagare le tasse in bitcon a Chiasso. Il Canton Ticino infatti ospita una community di bitcoiner vivissima che ha attivato un lavoro di lobbying con il governo locale. Il frutto è l'avvio di questa sperimentazione nel 2018 con il limite di 250 franchi, superiore a quello di Zugo (200): lì, nella cosiddetta Criptovalley, per la prima volta al mondo è stato utilizzato il bitcoin per le imposte locali.