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Se ne parla da vent'anni, più o meno da quando è stata istituita: abolire l'Irap conviene a tutti. Per questo si fa nuovamente strada la proposta di una tassa unica per le imprese che accorpi anche l’attuale Ires e il tributo regionale sulle attività produttive. «Con la cancellazione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap, ormai pienamente operativa dall’anno d’imposta 2015, l’imposta regionale sulle attività produttive rappresenta a tutti gli effetti un’addizionale all’Imposta sul reddito delle società. Oggi nell’imponibile Irap è rimasta una quota residuale del costo del lavoro per il soli lavoratori a tempo determinato e gli interessi passivi», dice il viceministro all’Economia, Luigi Casero, che sta lavorando al progetto per il 2018.

ABOLIRE L'IRAP: ECCO COME SI FA

«Si potrebbe dunque partire con una “flat tax” sulle attività produttive con un’aliquota iniziale tra il 27 e il 28% per poi farla decrescere nel tempo salvaguardando sempre i saldi», spiega Casero. Addio dunque al 24% di Ires e al 3,9% di imposta regionale, che si aggiungono alle diverse aliquote Irap (3,9% per imprese e professionisti, 1,90% per l’agricoltura e 5,90% per le imprese di assicurazione) e soprattutto le addizionali regionali lasciate nelle mani dei parlamentini locali per far quadrare i conti.

L'Irap nacque infatti nel 1998 proprio come primo tentativo di decentramento, principio riaffermato con il federalismo fiscale nel 2013 quando è diventata un “tributo regionale proprio derivato”. «Il contributo sanitario alle regioni è definito a livello nazionale e dunque rientrerebbe nella ripartizione contabile dei trasferimenti agli enti territoriali», spiega ora Casero. «Con la cancellazione dell’imposta regionale i contribuenti Irap (considerando solo le imprese e i 415mila autonomi) potrebbero beneficiare di un taglio degli oneri amministrativi di oltre mezzo miliardo».

MEZZO MILIARDO DI RISPARMI AMMNISTRATIVI

Mezzo miliardo di oneri amministrativi in meno vuol dire anche tanta semplificazione fiscale in più. Anche se fa sorridere che vada semplificata una tassa pensata vent'anni fa per... semplificare il sistema che all'epoca prevedeva il contributo per il servizio sanitario nazionale, l’Ilor, l’Iciap, la tassa sulle concessioni governative per l’attribuzione della partita Iva e l’imposta sul patrimonio delle imprese.

A fare i conti è stata la Cna che ha calcolato i risparmi immediati in 509 milioni: 327 andrebbero ad aiutare i 3,2 milioni di soggetti con meno di 200 mila euro di ricavi, mentre 48 sarebbero a beneficio delle grandi aziende tra 1 e 25 milioni di ricavi. «Basterebbe solo l’eliminazione di costi a rendere l’intervento utile al sistema, ma l’addio all’Irap», conclude Casero, «rappresenterebbe una soluzione attesa e invocata da circa 20 anni da almeno cinque milioni di partite Iva». Le stesse partite Iva che nel 2016 hanno presentato un quinto dei 12.300 ricorsi alle commissioni tributarie provinciali invocando l'esclusione dall'Irap.