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Mentre il dibattito sulle misure da mettere in campo per “far ripartire l’Italia” continua senza apparentemente offrire concreti spiragli, c’è una “premiata ditta”, quella criminale purtroppo, che vive un momento di grande floridezza e soltanto con il riciclaggio realizza un giro di affari che si aggira intorno ai 170 miliardi e, negli ultimi cinque anni, è cresciuto del 212%. A questa cifra vanno aggiunti i proventi assicurati dal traffico di stupefacenti, dalla prostituzione, dal gioco di azzardo, dallo smaltimento illegale di rifiuti e, in generale, dalle attività che rientrano nella casistica dei reati violenti. La cifra sopra riportata, infatti, tiene conto soltanto delle circa 64 mila segnalazioni di riciclaggio pervenute all’Uif – Unità di Informazione Finanziaria della Banca di Italia nel 2013. Per dare un quadro ancor più preciso dell’escalation in atto è sufficiente dire che nel 2009 queste segnalazioni si erano fermate a quota 20.660.

Da una rielaborazione effettuata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre è emerso che il 60% circa delle segnalazioni ricevute dall’Uif è concentrato in cinque regioni. Il primato spetta alla Lombardia con 11.575 segnalazioni. Seguono Lazio (9.188), Campania (7.174), Veneto (4.959) ed Emilia Romagna (4.947).

Il paradosso è che, visto che da ottobre, l’Italia come altri paesi europei comincerà ad inserire nel calcolo del Pil anche alcune forme di economia illegale, anche questo serissimo parametro di riferimento non sia più così affidabile.