Barack Obama © GettyImages

Barack Obama

Perché una casa sia solida c’è bisogno di buone fondamenta, così come un Paese ha bisogno di solide infrastrutture su cui far crescere la propria Economia. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, lo sa bene e per questo ha rilanciato il proprio programma economico puntando tutto sul riassetto di strade, ferrovie e traffico aereo. Nel discorso tenuto a Milwaukee ad inizio settimana Obama ha parlato di uno sforzo che nell’arco di sei anni produrrà più di 250mila chilometri di strade risistemate, 6.500 chilometri di linee ferroviarie rimodernate (o costruire da zero) e di 250 chilometri di piste di atterraggio, alle quali si aggiungerà un nuovo sistema di controllo del traffico aereo su base satellitare. Provvedimenti necessari, soprattutto per lo stato delle strade americane – che per buona parte risalgono ancora alla metà degli anni ’50 – e per l’attuale congestione del traffico aereo – che obbliga le linee aeree a percorrere rotte che comportano spreco di tempo e di denaro.
Il piano di investimenti servirà per rilanciare un’Economia che, secondo la Federal Reserve, ha rallentato la propria crescita tra luglio e agosto (vedi tabella Ocse), ma il progetto a lungo termine nei trasporti servirà anche per ridare fiducia ai cittadini statunitensi creando nuovi posti di lavoro in un paese dove, ad agosto, la disoccupazione è salita al 9,6%.
A finanziamento di questo grande piano di infrastrutture Obama a esortato il Congresso a mettere in campo 50 miliardi di dollari in sei anni che, grazie alla leva finanziaria e a ulteriori investimenti delle imprese, potrebbero creare un valore di 350 miliardi. L’intenzione di Obama è di dar vita a una banca per gli investimenti infrastrutturali che avrebbe il compito di realizzare le opere pubbliche e che ridurrebbe il peso e i margini di manovra del Congresso in questo settore.
Il presidente punta anche a ridurre le tasse per le aziende che creano posti di lavoro negli Usa. L’interesse, però, è soprattutto per il ceto medio, dove sono previsti tagli per i redditi inferiori a 250 mila dollari, perché “non può esistere una economia forte e in crescita senza una classe media forte e in crescita”. I più ricchi, invece, torneranno a pagare come ai tempi di Clinton. Il 44esimo presidente degli Stati Uniti ha voluto sottolineare che non punta “a punire i ricchi”, ma il Paese non si può permettere di rinunciare a “700 miliardi di dollari” di entrate.
Che dire, la politica economia è in cima ai pensieri del presidente. Lo testimonia anche la nomina di Austan Goolsbee a nuovo capo dei consiglieri economici della Casa Bianca. Golsbee, già membro del consiglio di esperti economici, succederà a Christina Romer che ha lasciato l'incarico la scorsa settimana per tornare ad insegnare all'University of California a Berkeley.