Nicolas Sarkozy, Angela Merkel © European Union

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

“Stavolta rompo gli schemi e inizio io la conferenza stampa: habemus pactum...novum”. Parole che esprimono soddisfazione quelle del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ieri sera ha annunciato l'accordo raggiunto (dopo una maratona di undici ore) dai 27 ministri finanziari della Ue sulla riforma del Patto europeo di stabilità e di crescita. A spiegare i termini dell’intesa sono stati il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, i veri protagonisti del compromesso dell’accordo. Ora saranno i capi di Stato e di governo nel corso del vertice del 28 e 29 ottobre a Bruxelles a suggellare l'accordo politico, che nei prossimi mesi dovrà essere riempito con i numeri e i dettagli più tecnici.
Ma quello di ieri, tuttavia, è solo un piccolo passo, come conferma il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che ha affermato: “Si sa che il diavolo sta nei dettagli”. Numerosi sono, infatti, quei dettagli su cui i 27 Paesi della zona euro sono ancora divisi, ma la speranza è che le nuove regole possano vedere la luce per l'estate 2011, per poi entrare in vigore dall'inizio del 2012. Dunque i Paesi più rigoristi guidati dalla Germania hanno ceduto qualcosa sul fronte dell'automaticità delle sanzioni, ma avrebbero ottenuto, l'impegno a valutare una possibile modifica dei trattati Ue per avviare una 'fase due’ della riforma del Patto.

Molto soddisfatto Tremonti. “È un buon testo - ha affermato - perché sono state trovate formule flessibili, ragionevoli e assolutamente gestibili da parte del nostro Paese”. Il ministro ha poi tenuto a sottolineare come “il Patto così ridisegnato ci consente di recepire gli insegnamenti della crisi: che non è nata - ha ribadito - dai debiti pubblici ma dalla finanza privata”. E comunque, ha concluso, “per noi resta fondamentale la correzione dei deficit. Tutto il resto sarà oggetto di future considerazioni”.

Questi i termini dell'accordo raggiunto:
● In caso di deficit eccessivo per un Paese le sanzioni non scatteranno immediatamente, ma dopo sei mesi se nel frattempo non saranno state prese le misure correttive necessarie. A quel punto le sanzioni saranno comminate dalla Commissione Ue e il Consiglio Ue le potrà respingere solo con una maggioranza qualificata degli Stati.
● Nel testo non compare alcun riferimento sull'entità del taglio dei debiti eccessivi (che Bruxelles nella sua proposta individua in un ventesimo l'anno). Viene quindi confermato che nel valutare la situazione del debito pubblico di un Paese si terrà conto di alcuni “fattori rilevanti”, tra cui il debito privato, come fortemente voluto dall'Italia.
● Dal canto suo, Berlino ha ottenuto l'impegno a modificare, da qui al 2013, il trattato di Lisbona: la chiave, questa, per arrivare a misure su cui la Germania insiste da tempo, come la sospensione del diritto di voto per i Paesi recidivi nel violare le regole del Patto, e la creazione di un fondo di salvataggio permanente per gli Stati in difficoltà, sulla scia del piano salva-Grecia.