Il 51% di tasse: è questo il tetto raggiunto dal prelievo fiscale sulle partite Iva. A fronte di 21 miliardi di bonus accordati dal governo Renzi, infatti, poco o nulla è andato ai 3 milioni di partite Iva del nostro Paese, dimenticate dalle regalie di questa stagione: artigiani, commercianti e lavoratori autonomi senza dipendenti si trovano così a sborsare oltre metà del loro reddito in imposte (e poi non ci si può lamentare del 59% di evasione e tax gap).

La Cgia di Mestre ricapitola i vari sconti elargiti negli ultimi anni: il bonus di 80 euro costa 9 miliardi allo Stato e a a 11 milioni di dipedenti, così come l'Irap ha avvantaggiato le aziende più grandi con una riduzione del costo del lavoro di 4,3 miliardi. E ancora l'abolizione della Tasi, la riduzione dell'Ires al 24%: tutte misure che hanno solo lambito le micro-imprese. «Non godono di alcun beneficio il 78 per cento delle imprese individuali e dei lavoratori autonomi e il 52 per cento delle società di persone», spiega la Cgia. Persino l'agricoltura ha avuto più sgravi tra l'esenzione Imu e l'abolizione dell'Irap. E anche quando sono arrivati aiuti alle partite Iva - come il credito di imposta del 10% del'Irap o la riduzione del diritto camerale - sono stati compensati dall'aumento dei contributi previdenziali.

«Se dal 2011 avevamo subito un costante aumento del prelievo fiscale, a partire dal 2014 si è invertita la tendenza», spiega il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo, «anche se la stragrande maggioranza dei benefici introdotti dal governo Renzi non ha interessato il popolo delle partite Iva. Ancora una volta la lobby sindacale/confindustriale e l'insensibilità della classe politica di questo Paese hanno prevalso sugli interessi dei piccoli produttori».