Raffaello Vignali

Raffaello Vignali

E’ partito il conto alla rovescia per l’adeguamento degli Stati alle nuove scadenze imposte dall’Unione europea per i pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese creditrici. Entro 24 mesi ogni Nazione, Italia compresa, dovrà almeno dimezzare i tempi per effettuare il pagamento. Attualmente passano circa 128 giorni perché la P.a. di turno effettui il saldo: dal 2013 la scadenza sarà fissata in 30 giorni (con deroghe fino 60 giorni solo in casi “eccezionali”). Per le pubbliche amministrazioni ritardatarie la mora sarà dell’8% (la norma in sintesi ).
Senza dubbio la nuova disposizione comunitaria ridarà ossigeno a quelle imprese che attendono mesi per recuperare un po’ di liquidità e ancora risentono di una ripresa troppo lenta. Per evitare di arrivare a dicembre 2012 con l’acqua alla gola, trovando così un buon sistema per lo Stato di saldare i propri debiti (si parla di 70 miliardi di euro), si cercano soluzioni pratiche da testare subito e da affinare nei 24 mesi che ci separano dall’entrata in vigore obbligatoria della direttiva. Per il vicepresidente della commissione attività produttive della Camera, Raffaello Vignali, la soluzione non richiede il ricorso a una “finanza creativa”, ma semplicemente la pubblica amministrazione deve iniziare a “ragionare come tutte le imprese che si trovano nella medesima condizione (economica, ndr): andare in banca e ristrutturare il debito”. Vignali spiega sulle pagine del Corriere della Sera che con questa procedura “la banca chiederà di separare lo stock di debito dal flusso: vuol dire che gli enti pubblici si impegnano a pagare puntualmente da quel momento in avanti e per il debito accumulato nel tempo, si chiederà ai debitori un piccolo sconto, del 10/15 per cento, prima di saldarlo”. Un sistema semplice che metterebbe nelle condizioni di “applicare subito la normativa” propone Vignali, nominato nei giorni scorsi dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, come consigliere per le Pmi. In fondo si tratterebbe di capovolgere un meccanismo già esistente: finora sono state le piccole imprese a rivolgersi agli istituti di credito per sostenere il peso del ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Adesso toccherebbe al pubblico entrare in banca per ristrutturare il debito.