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Perché non dobbiamo abbandonare il contante

Perché non dobbiamo abbandonare il contante Torna a Pagamenti in contanti: gli effetti di una guerra al denaro "fisico"
Lunedì, 26 Giugno 2017

 

Il punto di vista di Tim Price, Asset Manager di Price Value Partners

Nel libro War on cash sostiene che la scomparsa del contante convenga molto alle banche centrali e al sistema finanziario, e poco ai cittadini. TimPrice non è un attivista di Occupy Wall Street ma un Asset manager cresciuto in Paribas Capital Markets e Merryl Linch International, ora in Price ValuePartners, ed è specializzato in strategie difensive. In poche parole, il suo lavoro consiste nel fare in modo che, quando sui mercati scoppia la tempesta, i risparmi dei suoi clienti non vadano a fondo. Con Business People ha parlato di guerra ai contanti e del sistema finanziario.

Quando è cominciata la War on cash e cosa l’ha scatenata?
Credo che la guerra sia cominciata con la crisi finanziaria globale del 2007/2008 ed è stata accelerata dal fallimento di Lehman Brothers. Da allora, migliaia di miliardi di dollari, sterline, euro e yen sono stati pompati nel sistema per tenerlo in piedi e gli interessi sono stati portati a zero, in alcuni casi anche sotto zero. La guerra al contante è la logica prosecuzione e serve a forzare gli investitori ad abbandonare le banconote e portarli in un ambiente in cui le banche possano adottare tassi negativi a piacimento.

Kenneth Rogoff non suggerisce la totale abolizione del contante, ma solo quella delle banconote di maggior valore. Cambia qualcosa?
I burocrati tendono a cominciare con piccoli passi che gradualmente diventano sempre più grandi, le politiche attuate diventano sempre più rilevanti, si gonfiano fino a quando non travolgono tutto.

Nel suo libro, lei descrive la War on cash come una sorta di tentativo disperato di evitare un’apocalisse finanziaria. Sta per accadere qualcosa di terribile?
Io penso che qualcosa di terribile stia accadendo sin dal 2007. La questione fondamentale è se si crede nella sound money (una moneta legata a un bene tangibile, come l’oro, e che ha un valore a prescindere, ndr ) o in quella unsound, dei giorni nostri (che ha un solo valore fiduciario, ndr ). Io credo nella prima, perché implica disciplina fiscale e sono convinto che senza di essa non possa esserci un’economia funzionale. Il problema è che oggi governi e banche centrali sono liberi di “stampare” moneta disperatamente, per mantenere una quantità di debito insostenibile. E infatti stanno spendendo oltre le loro possibilità da decenni, per questo il sistema è diventato instabile.

Cosa suggerirebbe a chi la sta leggendo?
Agli investitori, suggerisco un approccio pragmatico. Diversificare per asset class e tenersi lontani dai titoli di Stato. Investire in diverse valute e su beni concreti, come proprietà immobiliari e oro. In poche parole, credo che, nel sistema in cui ci troviamo, recuperare il capitale investito sia più importante che realizzarci un profitto.

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