Osservatorio Pmi: ecco la spina dorsale imprenditoriale italiana

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La spina dorsale dell’eccellenza imprenditoriale italiana? È composta da 722 pmi, centinaia di realtà che – da Nord a Sud – sono capaci di generare valore, investire in innovazione, essere competitive sui mercati internazionali e creare posti di lavoro, ben al di sopra della media del proprio settore, di generare. È quanto emerge dall’edizione 2019 dell’OsservatorioPmi, realizzato dalla società di consulenza strategica e finanziaria Global Strategy, che si basa sull’analisi di un dabatase composto da oltre 60 mila aziende di capitali con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro. Di queste sono circa 10.800 le imprese che costituiscono l’universo di riferimento delle Mid Cap (aziende di media capitalizzazione), con un fatturato compreso tra i 20 e i 250 milioni di euro nel manifatturiero e nei servizi e tra i 20 e i 500 nei settori del commercio.

OsservatorioPmi: il profilo delle imprese italiane eccellenti 

Alcuni numeri generali che emergono dallo studio, giunto all’undicesima edizione, chiariscono la carta d’identità delle aziende eccellenti, in grado di soddisfare tutti gli stakeholder coinvolti: il 72% degli utili dopo le imposte sono stati reinvestiti nel patrimonio netto, con 2,4 miliardi a ridurre l’indebitamento finanziario complessivo e 3,2 reinvestiti in azienda a sostegno della crescita, con un incremento di 30 mila posti di lavoro nell’arco del quinquennio. Risultati ottenuti grazie alla capacità di saper coniugare la crescita dimensionale (il valore della produzione è aumentato in 5 anni del 68%) con una marcata efficienza operativa (l’indice Return on Sales % è praticamente raddoppiato passando dal 6,3% del 2013 al 12,2% del 2017), rendendo possibile nel periodo considerato un incremento del patrimonio netto dell’85%.

Imprese italiane: i pilastri del successo 

In queste 722 storie di successo si confermano rispetto alle passate edizioni i quattro i pilastri dell’eccellenza: gli investimenti (il 90% di queste imprese eccellenti li ha aumentati negli ultimi tre anni); l’internazionalizzazione (l’export di queste aziende è superiore al 40% del fatturato); l’innovazione (mediamente il 5% del fatturato annuo viene reinvestito in ricerca e sviluppo); ma, soprattutto, le operazioni straordinarie (il 42% del campione ha effettuato acquisizioni o joint venture negli ultimi tre anni - nelle passate edizioni questa percentuale era circa del 34% - e ben il 57% si dice disposto ad aprire la compagine sociale per obiettivi di espansione commerciale).

Pmi eccellenti: Lombardia in testa, l’Emilia-Romagna supera il Veneto 

Relativamente alla distribuzione geografica appare netta e prevedibile la maggiore concentrazione di pmi di successo nel nord Italia: 37,1% nel nord ovest, 34,9% nel nord-est, 16,9% nel centro e 11,1% nel sud e nelle isole. La Lombardia guida la classifica delle regioni con 210 aziende su 722 (il 29%), davanti all’Emilia Romagna con 115 aziende (il 16%, + 26 eccellenze rispetto alla passata edizione), protagonista quest’anno di un vero e proprio salto che le ha permesso di scavalcare il Veneto, che scivola così al terzo posto con 96 aziende eccellenti. Altro dato importante da segnalare riguarda la crescita media del valore della produzione nei 5 anni, che a livello nazionale registra un tasso medio annuo (CAGR%) del 13,8% e che, a sorpresa, nel sud e nelle isole (17,6%), così come nel centro (16,8%) è maggiore che nel resto della Penisola (nord ovest 12,8% e nord est 12,6%).