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Non sono pericolosi marxisti in rivolta contro il capitalismo, nemmeno teorici del baratto. Sono semplici imprenditori e dirigenti d’azienda, consapevoli che l’attuale crisi economica non sia appena una crisi di liquidità, bensì della liquidità. Per uscirne, non basta quindi inventarsi una moneta complementare. Va superato il concetto stesso di liquidità, istituendo un sistema di mutuo credito tra aziende.

PROGETTO IN PARTENZA
Si chiama Efa (economia facilitata) e se fino a qualche tempo fa era soltanto un’associazione culturale, da gennaio 2015 diverrà un consorzio che riunisce, per iniziare, 150 imprese. Siamo a Imola, cuore pulsante della via Emilia produttiva, dove però le fabbriche chiudono come altrove o sono costrette a drastici ridimensionamenti, colossi della cooperazione compresi. Che fare dunque? Leandro Pallozzi si è (ri)messo a studiare. Poteva restarsene tranquil lo sulla sua poltrona di direttore finanziario della Fratelli Bergami srl, azienda di Castel Guelfo (Bologna) attiva nella carpenteria metallica. Invece si è messo a cercare una risposta alla mancanza di liquidità. I testi dei professori bocconiani Massimo Amato e Luca Fantacci sono stati la base di partenza. La fiducia tra colleghi ha fatto il resto. «Alle imprese ho chiesto: vista la situazione, riusciamo a farci credito in maniera reciproca? ». La risposta è stata immediata: «Proviamoci». D’altronde, chiedere agli imprenditori di lavorare all’interno di un sistema privo di intermediari finanziari, è come assicurargli la Terra promessa.

COME FUNZIONA LA CAMERA DI COMPENSAZIONE
Se fosse una moneta complementare, ci sarebbe la possibilità di accumularla, attribuendole un valore intrinseco. Per questo Pallozzi preferisce parlare di “camera di compensazione tra aziende” e di “sistema di scambi e transazioni multilaterali”, all’interno del quale circolano solo crediti e debiti, non liquidità sotto forma di surrogati monetari. A regolare gli scambi tra le imprese c’è una società, la Efa Lab srl, dotata di apposito sistema informatico, mentre sarà una compagnia di assicurazione crediti a stabilire se un’azienda abbia le carte in regola per indebitarsi.

L'intervista a Leandro Pallozzi 

Un esempio concreto aiuta a comprenderne il funzionamento: l’impresa X acquista 100 mila euro di lamiera dall’impresa Y, lo scambio – con tanto di fattura e versamento dell’Iva in euro – avviene attraverso il portale Efa. In questo modo, X matura un debito di 100 mila euro e Y un credito analogo. L’azienda X ha sei mesi di tempo per compensare il suo debito, cedendo beni in credito per 100 mila euro alle altre ditte consorziate, in un sistema multilaterale che non la vincola soltanto a Y. Scaduto il termine, X potrà comunque saldare in valuta, ma pagando una penale del 3% al sistema Efa nel caso in cui non abbia compensato almeno il 50% del suo debito. Dal canto suo, Y ha invece 18 mesi per compensare il credito acquistando dalle altre ditte della camera; se entro quel periodo Y non spende interamente il suo credito, lo potrà incassare (tutto o in parte) in liquidità ma pagando una sanzione che va dal 5 al 10% nel caso non abbia compensato almeno il 50%, così da scoraggiare l’uscita dei crediti dal sistema ed evitare al tempo stesso accumuli. Inutile dire che più saranno le aziende aderenti, maggiore sarà il beneficio. I promotori di Efa puntano, nel giro di cinque anni, ad arrivare a circa 2.500 aziende tra le provincie di Bologna e Ravenna. «In questo modo», ragiona Pallozzi, «potremmo compensare il 10-15% dei ricavi di ogni impresa, che vedrebbe così migliorata la sua situazione finanziaria. Vogliamo essere un sistema di aiuto alle aziende, non ci interessa un’economia alternativa».

Esempi di successo 

UN’IDEA CHE METTE D’ACCORDO IMPRESA E SINDACATI
Un primo successo di Efa è quello di aver trovato appoggio sia dal mondo dell’imprenditoria che sindacale. Marco Gasparri, delegato di Unindustria Bologna per il circondario imolese, ci ha creduto sin dall’inizio. «Dovevamo dare risposte a due problemi delle aziende», spiega, «la difficoltà a ottenere credito e il costo del denaro in crescita». I benefici della camera di compensazione secondo lui sono molteplici: «Innanzitutto la facilità a smobilizzare i propri crediti e negoziare i debiti, quindi non dover ricorrere almeno per una percentuale dei propri ricavi al credito bancario, e infine la creazione di un clima di fiducia tra imprenditori». Convinto sostenitore di Efa è anche Danilo Barbi della segreteria nazionale della Cgil. «Guardiamo con interesse al tentativo di trovare forme di definanziarizzazione dell’economia», commenta, ipotizzando un coinvolgimento anche dei lavoratori/consumatori. «Credo sia arrivato il momento di pensare a una moneta locale anche come moneta di circolazione, garantita dal sistema bancario e dalle istituzioni locali, utilizzata per pagare una quota di tariffe sociali, oppure per fare acquisti in strutture convenzionate. Penso a una moneta a circolazione continua, il cui valore diminuisce proprio se viene tolta dal suo circuito, così che non sia conveniente convertirla in euro ma spenderla».