Pier Carlo Padoan © GettyImages

Pier Carlo Padoan, capo economista Ocse

Il periodo più nero non è ancora passato, il Pil dell’Eurozona – che quest’anno chiuderà con un +1,6% - crollerà nel 2012 al +0,2% per risalire fino al +1,4% nel 2013. È la previsione non troppo positiva dell’Ocse pubblicata nell’ultimo rapporto semestrale dell’organizzazione che, per l’Europa, parla di una “lieve recessione”. Le prospettive per il prossimo anno potranno migliorare solo se “interventi decisivi verranno presi in fretta” sottolinea il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan. “Nell’area euro – spiega – il rischio contagio deve essere arginato attraverso un aumento sostanziale della capacità dell’European Financial Stability Fund (Efsf, il Fondo salva Stati, ndr )”. Inoltre, una “maggior potenza di fuoco” deve essere accompagnata da riforme della governance “per compensare il rischio di azzardo morale”.
Secondo l’Economic Outlook dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico il calo del Pil riguarderà diversi Paesi Ue, tra cui la Germania (stime al ribasso dal +3,4 al +3%); ma è il Pil italiano a preoccupare maggiormente: quest'anno crescerà dello 0,7%, ma l'anno prossimo l'andamento dell'economia sarà negativo (-0,5%). Per questo motivo l’Ocse, nel suo capitolo dedicato all’Italia, ha invitato il nuovo governo Monti ad adottare subito le misure per il pareggio di bilancio nel 2013 e le riforme per rilanciare la crescita.

Rapporto Ocse, l’analisi per il nostro Paese
La ripresa economica in Italia ha perso slancio. La produzione è destinata a diminuire anche nel 2012 e, successivamente, la ripresa dovrebbe essere debole. Di fronte a una situazione di mercato avversa, il precedente governo ha adottato misure d’emergenza per il pareggio di bilancio nel 2013. Il nuovo governo deve attuare fino in fondo questo programma, così come intraprendere importanti riforme strutturali per stimolare la crescita. L’inasprimento fiscale, combinato con un rallentamento della domanda mondiale e la competitività debole, sarà un ostacolo alla crescita nel breve termine, ma è necessario per assicurare progressi verso la sostenibilità del debito pubblico. La disoccupazione aumenterà e la crescita salariale sarà moderata, così come l'inflazione “dopo l'assorbimento dell'impatto dell'aumento dell'Iva”.