L'export ci salverà. Insieme all'euro forte. Incredibile ma vero in tempi di discussione sovraniste, ma i numeri forniti dall'Istat certificano l'impennata delle esportazioni tricolori. Un boom superiore a quello portato negli anni 90 dalla svalutazione della lira, tanto per zittire i nostalgici. In termini pro capite, il Belpaese batte persino la Cina grazie al suo attivo commerciale record di 51,6 miliardi. «In termini approssimativi la popolazione italiana è sui 60 milioni di abitanti mentre quella cinese è superiore al miliardo e 300 milioni», dice a La Stampa Massimo Siano, che da Londra dirige Etf Securities Sud Europa, «la popolazione cinese è 22 volte quella italiana, mentre l’attivo della bilancia commerciale cinese è 11 volte e mezza quello dell’Italia, cioè 595 miliardi di dollari contro 51,6 nel 2016. Fatti i conti, l’anno scorso l’avanzo commerciale pro-capite dell’Italia è stato superiore a quello della Cina».

I benefici dell'uscita dell'euro sembrano, dunque, non esserci. La possibilità di svalutare la moneta, infatti, non bilancia il basso costo del servizio del debito garantito dalla Bce. Per fare un paragone, la svalutazione monetaria del 1992 portò i benefici massimi solo tre anni dopo, grazie alle riforme sulla spesa pubblica e sulle pensioni. Oggi gli stessi effetti si hanno con inflazione bassa e tassi di interesse ai minimi.

Certo, all'appello mancano la ripresa dei consumi e dell'occupazione, in particolare quella giovanile: «Oggi grazie all’euro e a Draghi abbiamo tassi molto più bassi rispetto al periodo 1992-1995 e una migliore bilancia commerciale», conclude Siano. «Se il trend delle esportazioni continua così, gli effetti benefici sull’occupazione e sui consumi delle famiglie arriveranno presto».