Carta di pagamento © Getty Images

Favorire la diffusione dei pagamenti elettronici per ridurre i costi di gestione del denaro contante e favorire la lotta all’evasione. È con questi obiettivi che la Commissione europea si prepara a diffondere una direttiva per regolare l’utilizzo della moneta e il pagamento delle commissioni interbancarie (Interchange Fees); una comunicazione già annunciata che, dopo diversi rinvii, è attesa per metà luglio (forse giovedì 17).
Secondo alcune fonti di Bruxelles l’orientamento sarebbe quello di abolire le commissioni; un’idea che parte da un semplice presupposto: un taglio ai costi di gestione comporterebbe un maggior utilizzo delle carte di pagamento e una riduzione del costo dei beni. Tuttavia, se l’abolizione delle commissioni porterà sicuramente un risparmio per gli esercenti, ciò non si può dire per i consumatori, che rischiano di sobbarcarsi tutti i costi di gestione attraverso un aumento delle commissioni annuali sulle carte.

IL CASO SPAGNOLO. La conferma a questa tesi arriva dalla Spagna, unico Paese dell’Eurozona che ha sperimentato gli effetti di una riduzione delle commissioni interbancarie pari al 57%. Secondo uno studio dell’Università Autonoma di Madrid Rey Juan Carlos, in cinque anni la riduzione (introdotta nel 2005 e abolita nel 2010) ha sì portato a un risparmio significativo per gli esercenti (calcolato in circa 2,3 miliardi di euro) ma i costi per i consumatori sono aumentati del 50% a causa dell’aumento delle commissioni annuali (calcolati in circa 2,35 miliardi di euro).

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DALL’INGHILTERRA. I timori iberici – l’Adicae, associazione spagnola dei consumatori, ha chiesto alla Commissione Ue di evitare provvedimenti di riduzione delle commissioni – sono confermati anche dalla Europe Economics Chancery House di Londra che, attraverso un recente studio, ha evidenziato gli effetti di una riduzione delle commissioni sui pagamenti elettronici su tutto il Regno Unito. Una riduzione delle commissioni porterebbe sì a una diminuzione dei costi a carico dei commercianti (2,2 miliardi di sterline) ma anche un calo di 2,4 miliardi di ricavi provenienti dalle commissioni interbancarie sui pagamenti, che sarebbero controbilanciati da un aumento dei costi per i possessori di carte (11 sterline l’anno per le carte di debito e 25 per le carte di credito).
Lo studio inglese, così come quello spagnolo, non ha rilevato, inoltre, una riduzione dei prezzi dovuta a un risparmio degli esercenti; in Inghilterra il calo dei prezzi sarebbe irrilevante, nell’ordine di 0,003 sterline per gli acquisti di carta di debito e di 0,4 sterline per le transazioni con carte di credito.

IN ITALIA. Che la riduzione o abolizione delle commissioni non sia la strada da percorrere per un’efficace diffusione dei pagamenti elettronici – più economici di quelli effettuati con i contanti – può essere dimostrato anche attraverso il caso italiano. Nel nostro Paese, infatti, i costi legati alle commissioni interbancarie sono inferiori alla media europea, questo, però, non incentiva l’acquisto con carte di credito o debito: secondo le statistiche pubblicate dalla Banca centrale europea e relative al 2011, le operazioni conteggiate in Italia erano poco più di 1,7 miliardi contro 10 e 8 miliardi rispettivamente di Regno Unito e Francia.

POSSIBILI SOLUZIONI. Quale strada intraprendere, allora, per agevolare l’utilizzo di una modalità di pagamento che potrebbe ridurre sensibilmente l’economia sommersa e, di conseguenza, aumentare il gettito fiscale? Le soluzioni potrebbero essere diverse, a partire da una progressiva riduzione della soglia di utilizzo del contante (attualmente in Italia la soglia è fissata a 1000 euro) a una promozione dei pagamenti elettronici tra cittadino e Pubblica amministrazione. Un’interessante iniziativa arriva dalla Corea del Sud dove il governo locale ha promosso un pacchetto di incentivi consistenti in rimborsi forfettari dell’Iva per gli acquisti con carta e una lotteria dedicata ai titolari di carte di credito basata su sorteggio delle ricevute delle transazioni effettuate. Questi misure avrebbero determinato un’esponenziale crescita dei pagamenti con carta di credito o di debito producendo un aumento del gettito fiscale superiore ai 20 miliardi di euro in quattro anni.