Gli italiani iniziano a credere nella ripresa. È quanto emerge dalla Global Consumer Confidence Survey realizzata da Nielsen: una ricerca sulla fiducia dei consumatori, relativa al secondo trimestre 2015 e basata un campione di 30 mila individui provenienti da 60 Paesi diversi, Italia inclusa. Se infatti ancora non è possibile registrare un’impennata nei consumi, dall’analisi emerge – finalmente – un clima più ottimistico. Il posto di lavoro, per esempio, non è più l’incubo più diffuso: solo il 24% dichiara di temere di perderlo. Una percentuale in netta diminuzione rispetto al 30% del secondo trimestre 2014 e del 28% del primo trimestre 2015.

Aumenta inoltre la percentuale di chi confida nella ripresa del mercato: dal 10% del 2014 si passa all’attuale 12%. Non solo. Gli italiani sembrano essere i più ottimisti: il 16% sostiene che già nel 2015 si uscirà dalla recessione, contro il 13% della Gran Bretagna, il 10% della Francia e il 9% degli spagnoli. Tuttavia il lavoro resta la preoccupazione principe degli italiani: seguono, al secondo posto lo scenario economico (9%), al terzo i debiti come per l’immigrazione (8%), mentre al quarto figura la salute (7%) a pari merito con la paura del terrorismo e il difficile equilibrio tra vita personale e lavoro. Lavoro a parte, nel complesso, l’indice di fiducia dei consumatori nel secondo trimestre 2015 si attesta sul 53%: due punti in più rispetto al 51% del secondo trimestre 2014, ma quattro in meno rispetto al primo trimestre 2015. In ogni caso, l’indice è di gran lunga inferiore al quello della media europea, che sfiora l’80% (79%).

SPENDERE. «L’indice di fiducia si ripropone al di sopra dei 50 punti: un risultato sicuramente positivo che da quattro anni l’Italia non raggiungeva», commenta l’amministratore delegato di Nielsen Italia, Giovanni Fantasia. «Se non si può ancora parlare di svolta rimane tuttavia evidente, dopo la prima rilevazione positiva di inizio anno, il permanere di segnali che inducono a pensare all’imbocco di una ripresa nonostante le incertezze macroeconomiche che ancora rimangono». Da qui, i nuovi possibili scenari per la ripresa dei consumi: «La sfida che il mercato del largo consumo si trova quindi ad affrontare è quella di sapere intercettare il rinnovato, seppure cauto, ottimismo degli italiani, facendo leva in modalità integrata su tutti gli strumenti di marketing, dal prezzo, alla distribuzione alla comunicazione», continua Fantasia. «L’obiettivo è quello di sapere trasformare la visione positiva che si sta gradualmente diffondendo in una decisa ripresa dei consumi, che possa ridare fiato alla nostra industria, lasciandosi definitivamente alle spalle politiche di prezzo calmierate, che hanno caratterizzato il periodo della recessione».

I margini ci sarebbero visto che per il 16% del campione (contro il 14% del 2014) crede che sia il momento giusto per fare acquisti. Non solo. Se avanzano dei soldi a fine mese, il 38% opta per metterli da parte, mentre gli altri intendono spenderli in vacanze o abbigliamento ( 26%), nell'intrattenimento all’aperto (18%), per prodottitecnologici (12%). L’11% invece li userà per saldare i debiti. Tuttavia, cresce la quota di persone che restano senza soldi a fine mese: dal 24% del secondo trimestre 2014 all’attuale 27%.