Giorgio Napolitano © GettyImages

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Con la firma di Napolitano la manovra economico-finanziaria, licenziata da Senato e Camera nelle ultime 48 ore, sarà ricordata come la più veloce della storia della Repubblica. Spinta fortemente dalle turbolenze dei mercati, il provvedimento ha viaggiato tra Palazzo Madama e Montecitorio in soli due giorni: al via libera del Senato di ieri, si è aggiunto quello della Camera di questa sera (il voto finale è arrivato con 314 sì). La manovra è probabilmente anche la più corposa (47,9 miliardi la correzione sul 2014) dopo quella di Giuliano Amato del 1992.
Cronistoria. Lunedì mattina, l’11 luglio, mentre la speculazione impazza, Giulio Tremonti fa trapelare l'intenzione di imprimere un'accelerazione vigorosa (“faremo una cosa mai fatta in Italia...”). Subito, già nel primo pomeriggio, il Senato reagisce. I senatori si mettono in moto e giovedì sera, dopo la giornata convulsa di mercoledì, la manovra è già alla Camera. Venerdì l'ok lampo in appena cinque giorni d'esame. Il via libera arriva anche grazie all'impegno dell'opposizione a non mettersi di traverso. Opposizione che comunque vota no e durante il dibattito parlamentare successivo, ritira la disponibilità alla coesione tanto auspicata dal Presidente Giorgio Napolitano. Anche Giulio Andreotti, ricorda l’agenzia Ansa che ripercorre i momenti salienti della manovra, fece un'operazione simile nel giorno del rapimento di Aldo Moro e l'esame durò qualche giorno. Ma si trattò di un episodio isolato. La 'sessione di bilancio’ infatti da anni ha una durata ben più lunga. Anche se con le ultime riforme (ad esempio la 'finanziaria tabellare’ di Tremonti) i tempi si erano già notevolmente ridotti. Normalmente il lavoro sulla manovra era 'annuale’ e si allargava su diversi mesi. Al Tesoro si iniziava a mettere a punto il testo già ad agosto. Poi arrivava il via libera del Cdm a fine settembre. La manovra veniva spedita in Parlamento. Si partiva da uno dei due rami del Parlamento. A metà novembre la manovra passava emendata all'altro ramo che la approvava a ridosso di Natale. E se non ci riusciva il pegno era l'esercizio provvisorio. Un problema per la credibilità del Paese ma anche per i parlamentari: voleva anche dire restare a Roma tra Natale e Capodanno e anche oltre. Insomma un lavoro enorme che, se tutto andava bene, durava almeno 5 mesi.

Ticket e pensioni, le principali novità della Manovra

Ora è tutto cambiato. Con qualche deroga alle regole parlamentari il testo dopo tre giorni di esame in commissione Bilancio e Finanze in Senato arriva in aula a Palazzo Madama con poche modifiche. È giovedì mattina. Il governo pone la fiducia. Il presidente, Renato Schifani, non convoca la capigruppo come da regolamento. C'è già l'accordo sui tempi. La commissione Bilancio si riunisce di nuovo. Prende una mezz'ora per valutare il testo portato dal Governo. Ci sono modifiche. L'opposizione protesta. Ma arrivano tutti in aula. Le due 'chiame’ e la fiducia è accordata. La manovra parte per la commissione bilancio della Camera. È giovedì sera. Breve esame e viene inviata all'aula. È venerdì. Altro voto di fiducia, senza aspettare le 24 ore di regolamento visto che nessuno si oppone e quindi si usa la regola del 'nessuno contrario’. E in serata il via libera. Resta ora da vedere se l'impressionante accelerazione darà quel segnale di solidità atteso dai mercati.

Tremonti: “16 misure per la crescita”