Mario Monti, José Manuel Barroso © GettyImages

Mario Monti in conferenza al termine del vertice europeo, sullo sfondo un soddisfatto José Manuel Barroso

Le riforme strutturali erano già state annunciate, il pareggio di bilancio nel 2013 pure; ma la maggiore coesione politica che il nuovo governo Monti porta con sé sembra aver tranquillizzato l’Unione europea sulle possibilità che l’Italia possa attuare le misure necessarie per superare la crisi del debito Lo stesso Mario Monti, economista apprezzato per rigore e serietà a livello internazionale (leggi profilo) è una garanzia, lo sanno anche Bruxelles dove il professore ha lavorato per dieci anni da commissario europeo.
Il premier italiano è rassicurante sul fatto che il suo governo intenda mantenere le promesse assunte dal precedente governo Berlusconi, a cominciare dal pareggio di bilancio nel 2013. Monti parla di “continuità” con il programma condiviso dall'Italia con l'Europa, ma dice anche che è pronto ad andare oltre perché “rispetto al governo precedente” sono cambiate le “condizioni” e c'è un “consenso più ampio” ed una maggiore “volontà di cooperazione” fra le forze politiche e sociali. Ed è per questo che si potrà “andare decisamente a fondo” (“in senso buono”, dice), nel senso di “incisivamente” con le riforme strutturali.
L’Europa apprezza, a cominciare dal José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, e da Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue; ma gli attestati di stima non riservano nessuno sconto per L'Italia: il rigido monitoraggio di conti pubblici e riforme resta, e anzi si intensifica, con la visita a Roma venerdì 25 del commissario agli Affari economici Olli Rehn in vista del primo rapporto sul nostro paese che Bruxelles pubblicherà martedì 29 novembre. Del resto è stato proprio Barroso, in conferenza stampa con il premier italiano, ha sottolineato quanto “immensa” sia la sfida per il nostro Paese ammonendo che gli occhi del mondo e dell'Europa sono puntati su Roma. Monti, però, precisa: la sorveglianza europea è un'opportunità da cogliere e non un vincolo.

Herald Tribune: “Roma ritrova il rispetto dell'Ue"