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Un’azienda su due ha pagato più tasse nel 2010. Nero su bianco, è il dato che emerge dai bilanci depositati in formato elettronico nel registro imprese delle Camere di commercio da 460mila società di capitali. L’elaborazione di InfoCamere realizzata per il quotidiano Il Sole 24 Ore e pubblicata lunedì 7 novembre, misura il tax rate, cioè il carico tributario complessivo che grava sugli utili d’impresa. Dall’analisi di InfoCamere si evidenzia come quasi 200 mila Spa e Srl si sono trovate a versare una percentuale più elevata di imposte rispetto all’anno precedente, anche in presenza di profitti stazionari o decrescenti.
“A livello d’insieme – si legge sul quotidiano economico – il tax rate è leggermente diminuito (-0,5%), ma questo non può essere interpretato come un alleggerimento della pressione fiscale. Piuttosto, si tratta di un effetto derivante – almeno in parte – dal riporto delle perdite fiscali dell’anno precedente”.
Punto di forza del registro imprese di InfoCamere è la conoscenza della spina dorsale dell’economia italiana, ovvero le piccole e medie imprese: l’88% dei bilanci depositati si riferisce, infatti, ad attività con meno di 15 addetti e il 10% a società con meno di 200 dipendenti.
“È significativo notare come a pagare più tasse siano le aziende che si collocano in una fascia dimensionale intermedia, sia per numero di lavoratori, sia per volumi di fatturato – si legge su le pagine de Il Sole 24 OreCome si spiegano differenze così marcate? La prima indiziata è l’Irap, imposta che colpisce in misura più forte le imprese ad alta intensità di manodopera. E la stessa chiave di lettura si presta a spiegare anche le divergenze tra un settore e l’altro”, mentre in qualche altro caso le differenze possono essere ricondotte a tributi specifici, come la Robin Hood Tax: “l’addizionale Ires sul settore energetico è responsabile, almeno in parte, dell’incremento del 6% registrato tra il 2009 e il 2010 (…). Ed è prevedibile che questo trend sia destinato ad aumentare ora che la manovra di Ferragosto ha portato al 10,5% l’aliquota e ne ha esteso l’applicazione alle società di distribuzione e alle fonti rinnovabili.
L’analisi di InfoCamere evidenzia infine un paradosso, definito “ormai strutturale del sistema italiano”, che addebita l’Irap anche alle società in perdita. “Basta vedere il 16,2% di tax rate applicato alle società con un fatturato negativo (la situazione che si verifica quando si accumulano troppe scorte in magazzino, con un alto livello di invenduto)”.