Il fatturato delle aste internazionali torna a salire grazie ai gioielli

Opere d’arte sopra i 2 milioni di dollari, gioielli e vini: è soprattutto grazie a questi tre beni da collezione se nel 2017 il mercato dell’arte è tornato a brillare. Dopo un 2016 nero, con un fatturato in crisi e un’incertezza galoppante, lo scorso anno le aste internazionali sono riuscite a richiamare un numero elevato di compratori e a ottenere ottimi ricavi. Finalmente, il business dell’arte ritorna a essere in buona salute. A trainare il settore sono i quadri, specie quelli di altissimo livello: nel 2017 sono stati assegnati 752 capolavori di valore superiore ai 2 milioni di dollari, quasi il doppio di quelli venduti nel 2016 (quando ci si è fermati a quota 472 opere). I più ambiti sono i dipinti moderni e contemporanei, che sfiorano il 60% del mercato, contro il 5% dei dipinti antichi.

 

Mobili antichi e auto d’epoca fuori dal mercato dell’arte?

Bene anche i gioielli, tanto che per la prima volta nei 5 top lot dell’anno c’è un diamante: il Pink Star battuto da Sotheby’s per oltre 71 milioni di dollari. In particolare, ad apprezzare questi articoli, considerati ancora come beni rifugio, sono i Paesi asiatici, Hong Kong in testa. Segue il vino, nonostante una buona fetta di collezionisti sia escluso da questo mercato per questioni religiose. Male, invece, i mobili antichi, che tuttavia sono compensati dall’attrazione per il design. In crisi anche il collezionismo di auto d’epoca, ma gli esperti prevedono una ripresa per il 2019.