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Continuare sulla strada delle liberalizzazioni, superare l’ostacolo dell’articolo 18 per rifocalizzarsi sull’obiettivo di creare lavoro e, soprattutto, mettere a posto i conti non soltanto attraverso l’aumento delle tasse, ma anche con un programma di riduzione della spesa pubblica che dovrebbe passare dall’accorpamento delle Province. È l’invito della Banca centrale europea al governo italiano che proprio oggi, lunedì 30 aprile, si riunirà in Consiglio dei ministri per valutare una serie di tagli alla spesa dello Stato che dovrebbero scongiurare l’aumento dell’Iva a settembre.
L’appello della Bce ricorda i punti della lettera che lo scorso agosto era stata inviata al precedente governo Berlusconi dove gli obiettivi primari erano la crescita e il taglio della spesa. Per quanto riguarda il primo punto l’esecutivo di Mario Monti ha agito ma – secondo l’opinione che trapela dall’Eurotower – serve proseguire la strada su un mercato più concorrenziale anche perché i “compromessi” sulle liberalizzazioni avrebbero indebolito la riforma, mentre sul fronte lavoro la troppa attenzione sull’articolo 18 in materia di licenziamenti avrebbe distolto dal punto fondamentale, ovvero creare lavoro.
Sul capitolo conti pubblici il governo ha agito con forza, ma lo avrebbe fatto in un'unica direzione, ovvero quello dell’aumento dell’entrate. Ma proprio la scorsa settimana Francoforte ha bocciato un risanamento fatto di sole tasse, giudicandolo “recessivo”. Il pareggio di bilancio al 2013 va raggiunto anche e soprattutto con un taglio alla spesa pubblica. Da qui l’appello a un accorpamento delle Province: “si tratterebbe dell'unico, vero taglio dei costi della politica, che in quanto tale riscuoterebbe successi presso l'opinione pubblica e produrrebbe risparmi incisivi”.

“L’austerity in Europa può essere letale. Servono gli Eurobond”