Il fisco punisce le medie imprese più che le grandi: tra il 2002 e il 2011 il carico fiscale si è assestato al 44,5% circa, 11 punti sopra il dato delle grandi imprese. Eppure i più tartassati non si scoraggiano: quasi quattro medie imprese su dieci prevedono nel 2013 di aumentare il fatturato e un terzo stima un incremento della produzione. Questi alcuni degli elementi che emergono dalla presentazione dell’Indagine annuale sulle medie imprese industriali italiane, realizzata da Mediobanca e Unioncamere.

Le medie imprese italiane – definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 milioni di euro di fatturato – confidano in un aumento del fatturato e della produzione nel 2013, continuano a essere la punta di diamante delle nostre esportazioni e, dopo il rallentamento registrato in questi anni, prevedono di aumentare il proprio personale sia in Italia, sia, soprattutto, all’estero. Negli ultimi dieci anni le imprese campioni del made in Italy sono diminuite di 433 unità; tante le motivazioni: perché hanno ridotto o accresciuto la propria dimensione e sono perciò uscite dal campo di osservazione dell’analisi, o, in alcuni casi, perché fallite o acquisite. Le 3.594 medie imprese “superstiti”, tuttavia, restano altamente competitive, essendo in grado di generare da sole il 15% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana e il 16% delle esportazioni nazionali.

4 IMPRESE SU 10 CONFIDANO NELLA RIPRESA
L’indagine su un campione rappresentativo di medie imprese industriali italiane mostra che per il 2013 il 37,3% di queste aziende prevede un aumento del fatturato (contro il 26,6% a consuntivo nel 2012) e il 34% un incremento della produzione (è stato invece il 22,1% a registrarlo per lo scorso anno).
La propensione all’export delle medie imprese è rimasta molto elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici ha sfiorato il 90% nel 2012, con un’incidenza delle vendite all’estero pari al 51% del fatturato complessivo. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le vendite all’estero potranno fornire ai risultati aziendali (gli ordinativi esteri saranno in crescita per il 49,9% delle imprese), mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole (solo il 13,6% si attende un rialzo rispetto al 2012, contro il 31% di quante che ne prevedono una flessione).Nel 2012, gli investimenti delle medie imprese si sono concentrati sulle apparecchiature informatiche (72,3%), sui macchinari (69,3%) e sui software e servizi informatici (68,6%); su tali assets le imprese continueranno a puntare prioritariamente anche durante il 2013.

La domanda di credito nel primo semestre 2013 si è rivelata sostenuta. Il 50% delle medie imprese ha dichiarato di voler richiedere finanziamenti bancari, non solo in risposta all’esigenza di gestire le attività ordinarie (nel 43,8% circa dei casi), ma anche per realizzare nuovi investimenti (36,7%) o implementare quelli già avviati (13,3%). E’, comunque, sensibile la percezione di difficoltà nell’accesso al credito: la segnala il 43% di quanti intendevano farvi ricorso nell’arco dei mesi iniziali del 2013, contro il 37% delle imprese che nell’ultimo semestre del 2012 si erano rivolte alle banche.

Sul fronte occupazionale, un nucleo rilevante di medie imprese (circa un quinto) segnala un ampliamento della forza lavoro tra il 2012 e il 2013; ancora superiore sarà poi quest’anno l’allargamento della base occupazionale all’estero da parte di quelle medie imprese che hanno stabilimenti produttivi al di fuori dei confini nazionali (l’aumento avverrà in quasi la metà dei casi). Si riduce il ricorso ad ammortizzatori sociali (nel 2013 verranno usati dal 34% delle imprese, contro il 44% nel 2012). Il 18% circa delle aziende adotterà comunque strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione: contratti di solidarietà, modifiche all’orario di lavoro e riqualificazione del personale.

MA LA TASSAZIONE È PUNITIVA
La tassazione delle medie imprese continua ad essere punitiva. Nella media del periodo 2002-2011 il carico fiscale che ha gravato sulle medie imprese con risultato ante imposte positivo si è assestato al 44,5% ovvero circa 11 punti percentuali sopra la media delle grandi imprese (33,6%). Nel 2011, 796 delle 3.594 medie imprese hanno chiuso con un risultato di competenza del gruppo negativo.

FINANZIARIAMENTE SOLIDE E POCO PROPENSE AGLI IMPIEGHI FINANZIARI
La struttura finanziaria delle medie imprese risulta solida con una dotazione di mezzi propri sufficiente a finanziare integralmente gli attivi immobilizzati (61,3% contro 45,7% nella media del periodo 2002-2011); nel contempo l’attivo corrente netto ha una consistenza superiore a quella dei debiti finanziari scadenti entro l’esercizio successivo (42,6% contro 30,3%). Le attività liquide hanno una rilevanza contenuta (11,7% del totale), indicando una conduzione d’impresa concentrata sulle attività operative e produttive che non cede alla diversificazione in impieghi di natura finanziaria, se non nella misura in cui essi sono strumentali alla gestione industriale.