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Emma Marcegaglia

Non sussidi, non incentivi, non aiuti, ma riforme chiare e concrete da fare presto perché gli imprenditori vogliono “essere attori del cambiamento di tutto il Paese”. Così il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha affrontato le Assise generali di Bergamo, un incontro a porte chiuse rivolto solo a manager e imprenditori con tre punti all’ordine del giorno: la stessa Confindustria, le relazioni industriali e un’agenda di proposte al governo. Forse i lavori di sabato 7 maggio, le seconde assise generali della storia degli industriali, segnano una svolta nei rapporti tra Confindustria-politica? Gli imprenditori, sottolinea Marcegaglia, sono pronti “anche a fare di più”. Il feeling degli imprenditori è: ora facciamo più cose da soli. Perche le cose non arrivano o sono insufficienti”. Una risposta non troppo indiretta al premier Silvio Berlusconi, che alle imprese aveva detto di non chiedere solo ma di fare qualcosa. “Lo facciamo tutti i giorni – ha aggiunto il leader degli industriali – perché noi lo teniamo in piedi questo Paese. Contribuiamo per il 70% della crescita del Pil”.

Voci dalle Assise generali di Bergamo

Così Confindustria rilancia l'agenda delle priorità: “Da mesi diciamo che il Paese deve ritornare a crescere”. Le “poche cose” chieste al Governo partono dalla riforma fiscale, per alleggerire lavoratori e imprese, “anche a pressione fiscale invariata”. E “l'Irap deve sparire”. Perché le imprese concorrenti in Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, pagano “dal 20 al 50% di tasse in meno”. Poi avanti con le semplificazioni: bisogna aprire il cantiere delle liberalizzazioni, un fronte sul quale non sono stati fatti passi avanti, ma “passi indietro”. Tra le proposte concrete per tagliare i costi e avere più efficienza c'è la privatizzazione dell'Ice, l'istituto per il sostegno al commercio estero: Confindustria si candida a partecipare, eventualmente in una cordata con le banche.
Sul decreto per lo sviluppo il giudizio è articolato. Bene semplificazioni e edilizia. Bene il sostegno alla ricerca, ma le misure non sono strutturali e non è chiaro l'impegno. Mentre ”non ci piace” il credito d'imposta per le assunzioni al Sud: “Suona un pò come concessione elettorale - dice Emma Marcegaglia - “c'e il rischio di troppe assunzioni in un momento elettorale che poi non potranno essere sostenute”. Confindustria è pronta a presentare proposte, “già nei prossimi giorni”, perché il decreto sviluppo sia “solo il primo di una serie di altre misure”. Quanto fatto non basta, perché “senza una strategia di crescita l'impresa fatica troppo. E rischia in termini di sostenibilità per il futuro”.