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Al momento sono due i punti fermi di questo tortuoso cammino verso un testo definitivo alla manovra economica: il saldo, che dovrà rimanere di 45,5 miliardi di euro, e i tempi di consegna delle proposte di emendamento, attese entro le 20 di questa sera. In mezzo tanti punti interrogativi, anche se oggi, dal vertice di Arcore a casa Berlusconi, Popolo delle libertà e Lega Nord dovrebbero aver raggiunto una linea comune: sembrano ormai certi i tagli, la supertassa e l’aumento dell’Iva, mentre per le pensioni la Lega avrebbe posto un vero e proprio veto.
Le proposte di modifica al testo – considerando che il decreto è stato varato dal governo – arriveranno soprattutto dall’altra ala del Parlamento. Dal Partito democratico è attesa una vera e propria contromanovra da circa 50 emendamenti, frutto di quei 10 punti illustrati la scorsa settimana dal segretario Pier Luigi Bersani. L’Italia dei valori annuncia un emendamento per chiedere l’asta delle frequenze Tv da cui si ricaverebbero 4-5 miliardi di euro. Dal Terzo Polo, invece, si vuole un provvedimento che mitighi la supertassa, il contributo di solidarietà con l’aggiunta del quoziente familiare e una modifica al capitolo pensioni. Una trentina di emendamenti arriveranno dai radicali che spingono per l’Ici sugli immobili del Vaticano, sui tagli alle spese militari e sull’introduzione di una ‘carbon tax’ per scoraggiare i consumi dei prodotti derivati da gas e petrolio. Poi ci saranno decine di proposte presentate dai singoli parlamentari che contribuiranno a incrementare la mole di lavoro della commissione Bilancio del Senato che lavorerà tutta la settimana inserendo le modifiche proposte per arrivare, intorno alla prima settimana di settembre, a un testo definitivo da far approvare all’Aula (prima del passaggio alla Camera).

Manovra: le 10 proposte dei manager