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Dopo il voto di fiducia in Senato, il testo della manovra correttiva arriverà in Aula alla Camera senza nessuna modifica. La commissione Vigilanza di Montecitorio ha infatti dato il via libera al testo così com’è uscito dall’altro ramo del Parlamento (scarica il testo). La decisione di procedere alla discussione senza alcun nuovo emendamento era già stata annunciata, ma in commissione sono comunque arrivati 366 proposte di modifica; di queste 95 sono stata giudicate inammissibili per estraneità al decreto o perché prevedevano interventi microsettoriali. Ammessi, ma poi bocciati i 20 emendamenti della Lega Nord che chiedeva di ripristinare il taglio alle indennità dei parlamentari (proposta presentata anche dal Pd), di appesantire il contributo di solidarietà a carico dei calciatori e di introdurre una fideiussione per gli immigrati che vogliono aprire una partita Iva. Tutto bocciato. La discussione sul provvedimento inizierà nel pomeriggio di lunedì 12 settembre e dovrebbe concludersi giovedì con il voto finale. In giornata il ministro Roberto Calderoli ha escluso che siano ancora possibili modifiche alla manovra perché “il testo è quello uscito dal Senato, che ha avuto una valutazione positiva dall'Unione europea ed è ciò che conta, non si possono fare modifiche ogni settimana”. Calderoli ha precisato che “è ragionevole pensare che ci sia un voto di fiducia mercoledì alla Camera ed entro giovedì quello finale”.

Le misure scomparse dalla manovra (e che avremmo voluto)

Manovra: le misure definitive e di cui meno si parla

La protesta degli enti locali. I tagli e le tasse della manovra correttiva lascia molti scontenti e se le associazioni dell’automotive si limitano a richiedere una correzione riguardante l’inasprimento dell’imposta provinciale di trascrizione (Ipt), gli enti locali lamentano l’impossibilità di gestire i servizi dopo il taglio ai trasferimenti; giovedì 15 gli amministratori degli enti insceneranno una protesta in cui verranno riconsegnati al governo i contratti del trasporto pubblico locale e dei servizi all’anagrafe.

Il giudizio dell’Ue. Intanto l’Europa continua a monitorare la situazione nel nostro Paese. Nel Rapporto 2011 della Commissione europea sulle Finanze pubbliche si segnala che, “dato il debito pubblico molto alto, intorno al 120% del Pil nel 2011, il perseguimento di un consolidamento credibile e duraturo e l'adozione di misure strutturali a sostegno della crescita sono le priorità fondamentali per l'Italia”. L’Ue ricorda inoltre al governo del nostro Paese di tener pronte “azioni aggiuntive” che verranno richieste se, per esempio, le entrate dal fisco saranno minori di quanto previsto.