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Con l’impennata dello scorso aprile, quando l'indicatore Pmi elaborato dall'istituto Markit Economics aveva toccato il massimo negli ultimi tre anni, sembrava che il settore manifatturiero fosse a un passo dall’uscire dalla crisi economica. Ma non è stato così.

La recessione continua e si fa sentire sul comparto: ad agosto l'indice Pmi, costruito in base a questionari inviati ai responsabili degli acquisti di oltre 400 aziende manifatturiere, è crollato ai minimi livelli. Nel dettaglio, la media dell’Eurozona è sprofondata a 50,7 punti, di poco al di sopra del limite dei 50 punti: lo spartiacque tra l’andamento di crescita e la recessione. Il dato è il più basso registrato da 13 mesi.

«Sebbene una crescita minima sia preferibile a una crescita zero, la frenata, attribuibile alle notevoli incertezze su fattori quali economia e geopolitica, sta avendo un evidente effetto contrario sui manifatturieri», commenta Rob Dobson, economista di Markit. «Ciò si riscontra anche sul piano della domanda, con il rallentamento ad agosto del volume sia dei nuovi ordini che delle commesse per l'estero».

Quanto all’Italia, il calo registrato è il più basso da 14 mesi a questa parte: 49,8 punti,che ci porta in zona recessione. A incidere, sarebbero la scarsa crescita della produzione, incentrata soprattutto sul settore dei beni intermedi, a discapito di quella legata al consumo e ai beni capitali. Insieme all’Italia accusano difficoltà anche la Francia, al minimo da 15 mesi con 46,9 punti, e la Germania, a quota 51,4 (il più basso da 11 mesi).

Buona performance invece per l’Irlanda che ad agosto tocca il suo massimo da 176 mesi registrando 57,3 punti. Quanto alle prospettive, per Markit "i segnali che il settore manifatturiero potrebbe essere in procinto di ulteriori rallentamenti nei prossimi mesi provengono dai dati relativi agli acquisti e alle giacenze".