Lo Stato Italiano non aiuta le imprese nella lotta alla contraffazione. È questa in sintesi l’accusa che ha spinto INDICAM, l’Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, a denunciare lo Stato Italiano alla Commissione Europea. Nel mirino il mancato rispetto del diritto comunitario nella disciplina relativa all’uso delle indicazioni made in Italy e 100% made in Italy. «In sostanza - spiega il Prof. Cesare Galli, l’avvocato che assiste l’Associazione in questa vicenda - INDICAM contesta allo Stato Italiano sia il mancato rispetto, nell’adozione delle plurime e contraddittorie disposizioni sul made in Italy introdotte in questi anni, della procedura di preventiva concertazione con la Commissione Europea e gli altri Stati membri prevista dalla Direttiva europea n. 98/34/CE, sia e soprattutto il fatto che queste norme comportano un ostacolo alla libera circolazione delle merci e hanno carattere discriminatorio, riguardando solo i prodotti e i marchi italiani, che finiscono così per essere gravati da più vincoli di quelli degli altri Stati membri: e cioè per gli stessi motivi per i quali la Commissione Europea ha già censurato, l’anno scorso, la legge Reguzzoni-Versace.»

Un atto dal forte sapore simbolico questa nuova denuncia (la precedente risale al 2009) con il quale INDICAM spera che l’Italia prenda coscienza di una realtà tanto gravosa come oggi è la contraffazione. Una realtà che, secondo INDICAM, nasce da più fattori ma si alimenta della lentezza con cui l’apparato legislativo si mette in condizione di poter contrastare efficacemente il fenomeno. Un fenomeno che sottrae risorse a chi è proprietario di un prodotto, di un marchio, di uno specifico design ma sottrae molte risorse anche allo Stato. Basti pensare che sui 3,5 miliardi di euro di falsi in Italia, stima l’Associazione, lo Stato perde 700 milioni di euro di Iva, mentre le stime più alte dicono che le perdite ammonterebbero a 1,4 miliardi.