Il riso abbonda forse sulla bocca di Donald Trump, ma ora diventa il centro di una battaglia sui dazi doganali. Il tema delle barriere protezionistiche anti globalizzazione è diventato d'attualità dopo l'elezione del presidente Usa e l'Italia l'affronta proprio a partire dal riso. Che vale una fortuna: un milione di tonnellate prodotto, di cui il 55% destinato all'esportazione in Europa, il 20% nel mondo e il resto in Italia.

La produzione nazionale si concentra (93%) tra Lombardia e Piemonte e rappresenta quasi due terzi dell'intera produzione europea, che è pari a 1,8 milioni di tonnellate annue per un mercato che vale 3 miliardi. Un miliardo di fatturato in Italia sostiene 4.256 aziende produttive e un centinaio di imprese di lavorazione. Questo universo oggi è minacciato dal riso del Sud Est Asiatico, Vietnam, Cambogia e Myanmar in particolare: da qui arrivano circa 370 mila tonnellate di riso di scarsa qualità e importato a dazio zero nel 2015-2016.

Oggi tutto questo potrebbe cambiare con la mozione della Regione Lombardia che chiederà all'Ue l'attivazione di una clausola di salvaguardia per il prodotto nazionale, una norma che prevede il blocco delle importazioni extra-Ue nel momento in cui l'accordo con Paesi esterni danneggia uno stato membro. «Alla base della richiesta di limitare i quantitativi importati non vi è solamente la difesa della filiera nazionale, ma anche ragioni etiche e di tutela dei consumatori», aggiunge Cirio. Nel Sud Est Asiatico sarebbero infatti impiegati bambini nella filiera del riso e verrebbero utilizzati fertilizzanti chimici banditi in Italia e in Europa. «Se pensiamo che questi prodotti a basso costo vengono impiegati soprattutto nelle mense scolastiche e ospedaliere comprendiamo quanto l’aspetto della tutela della qualità vada oltre la difesa, unicamente economica, della filiera italiana del riso».