Lo strano caso delle 2.000 start up senza sito web

Gli sgangherati protagonisti della serie tv Silicon Valley

Una start up italiana su tre non ha un sito internet. Bene, l'abbiamo detto. E facciamo fatica a ingoiarlo. Lo raccontano i dati del ministero dello Sviluppo economico sulle 6.300 aziende innovative iscritte al registro tricolore. Sono 2.287 quelle che non hanno registrato un dominio web. Godono di sgravi fiscali, burocrativi e occupazionali, gonfiano le statistiche, ma non sono su internet. Un paradosso che puzza...

«La presenza sul web delle aziende non è l'unica manifestazione possibile del loro carattere innovativo», assicurano gli esperti ministeriali a Repubblica commentando il check up annuale delel start up presentato all'incubatore Luiss Enlabs. Sembra che nella maggior parte si tratti di aziende “tradizionali” che si occupano a largo raggio di tecnologia, offrendo consulenza informatica ad esempio. L'altro paradosso italiano è il bassissimo tasso di fallimenti, un aspetto che di per sé garantisce il successo delle poche start up di successo che cambiano il mondo: sono solo 208 le attività chiuse. Continuiamo? L'86% delle aziende innovative rispetta solo un requisito di innovatività su tre.

Crescono, dunque, le start up italiane (200 al mese). Ma è vera innovazione? Gli occupati sono appena 32.807 (dato di settembre 2016), di cui 23 mila soci fondatori. Dunque, i reali dipendenti sono appena 9 mila, meno di due per azienda. Il valore medio della produzioneè di 151.884 euro, ma solo il 30% ha un fatturato superiore ai 100 mila euro annui, e solo il 2% superiore al milione di euro. Tra i casi di successo – mentre l'incubatore Digital Magics avvia il suo aumento di capitale – ci sono Shopfully-Doveconviene, Moneyfarm, Talent Garden e le protesi robotiche pdi Movendo. Forse attendono gli investimenti giusti, visto che il nostro Paese ha scommesso appena 200 milioni di euro sull'innovazione: un terzo rispetto alla Spagna, dieci volte meno che in Germania, sedici volte meno che nel Regno Unito.