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Non che gli italiani non se ne fossero già accorti. Ma ora, a dimostrarlo, sono gli stessi dati. Stando infatti al rapporto annuale Eurispes, in Italia le tasse divorano gran parte degli stipendi. Per l’esattezza, quasi la metà: il 47,6% della retribuzione di un single e il 38,3% dell’introito lordo di una famiglia tipo, composta da genitori e due figli.

Da qui, la posizione dell’Italia “ai piani alti” della classifica sui Paesi Ocse con il maggior peso del cuneo fiscale: il Bel Paese è sesto, mentre a guidare la classifica è il Belgio, con il 56%. Al contrario, i paradisi fiscali sono (ovviamente) la Svizzera, dove le tasse pesano solo l’8% sugli stipendi dei cittadini, e i Paesi Bassi, addirittura a quota 6,4%. Ma c’è di più.

In Italia negli ultimi cinque anni l’incidenza delle tasse è aumentata del +1,1%, in controtendenza con quanto avviene, invece, tra i Paesi Ocse.

Tuttavia, nel rapporto Eurispes si fa notare che “l'incidenza delle imposte sul reddito non è uniforme" e che “Sono lontani i tempi in cui il sistema pensionistico italiano era il più esoso della zona Ocse". Ora infatti sarebbe stato introdotto "il migliore sistema pensionistico per un futuro più equo, destreggiandosi tra il vecchio sistema retributivo e uno maggiormente in linea con il periodo storico.

La riduzione della spesa pensionistica futura necessita fin da oggi di essere ribilanciata facendo leva sulla volontà del cittadino di assicurarsi, una volta in pensione, un tenore di vita più vicino possibile a quello sostenuto in età produttiva"