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I tifosi cinesi del Milan durante la tournée asiatica della squadra rossonera, acquistata dall'imprenditore Yonghong Li, a metà aprile

Lo scudo anti Cina costerebbe 220 miliardi all'Ue. Il primo a chiederlo è stato Emmanuel Macron, neo premier francese che si è rivelato un campione del protezionismo chiedendo al Consiglio d'Europa uno scudo contro gli investimenti di «Paesi terzi» in robotica, chimica e manifatturiero. Anche se in buona compagnia, sin da febbraio, insieme alla Germania e all'Italia, Paesi intenzionati a difendere le loro imprese strategiche dall'assalto dei colossi cinesi. Il problema è rappresentato proprio dai costi in termini di mancati investimenti? Guardando agli ultimi cinque anni, lo scudo avrebbe privato l'economia Ue di 220 miliardi, 79 dei quali sono nel 2016. E già 31 nei primi sei mesi di quest'anno, nonostante i limiti all'esportazione dei capitali voluti dal governo di Pechino per tutelare lo yuan.

LO SCUDO ANTI CINA COSTA 220 MILIARDI ALL'UE

A fare i conti è la banca dati Bureau van Dijk sul totale delle acquisizioni di aziende europee da parte di Cina, Russia, Emirati arabi, Qatar, Arabia Saudita, Singapore, Malaysia e Indonesia (esclusi quindi Stati Uniti e Giappone). Sui 79 miliardi di acquisizioni in Europa occidentale, 57 sono stati versati proprio da Pechino. Stesse proporzioni in questa prima metà di 2017: 20 miliardi su 31, davanti a Singapore (6), Russia (1,8) ed Emirati (1). 

Svezia, Olanda, Danimarca e Finlandia restano contrarie alle posizioni di Macron, ma non la Germania e appunto l'Italia. Nel nostro Paese sono piovuti 18,7 miliardi tra capitali cinesi, russi e arabi. Nel primo semestre di quest'anno gli investitori emergenti ne hanno spesi 3,2, di quasi totale provenienza cinese. In crescita rispetto ai 2,3 miliardi del secondo semestre 2016, ma ancora tutto sommato marginale rispetto ai 48 miliardi di shopping sul mercato tricolore. L'Italia si avvicina quindi ai dati tedeschi - 4,2 miliardi di investimenti dai Paesi emergenti nel 2016 (Russia in crescita) - e a quelli francesi: 4,8 miliardi di acquisizioni, di cui 2,6 da Pechino.