La legge di Stabilità si alleggerisce di 1.600 emendamenti su 3.700 proposte di modifica: è questo il verdetto del primo esame di ammissibilità condotto dal presidente della commissione Bilancio alla Camera Francesco Boccia, che ha portato al depennamento di un terzo degli emendamenti. In primis, quelli legati al Tfr. Sono stati infatti giudicati irricevibili gli emendamenti di Maino Marchi e Marco Causi (Pd) per riportare l'anticipo del Tfr in busta paga a un sistema di tassazione separata, poiché mancherebbe la copertura necessaria. Analoga bocciatura per le proposte, avanzate da Stefano Fassina, di estendere anche agli statali il Tfr in busta paga, e, nel caso di imprese sotto i 50 dipendenti, di attribuire il pagamento direttamente ai datori di lavoro. Anche qui, mancherebbe la copertura.

La Commissione ha poi stralciato numerose micro misure legate allo stanziamento di investimenti: tra questi, i 2 milioni di euro per il settore ittico, i 3 milioni di euro per l'Istituto superiore di Sanità in Puglia, i 30 milioni di euro nel triennio per i collegamenti di trasporto marittimo veloce nello Stretto di Messina, i 20 milioni in due anni per l'artigianato digitale. Non passano il vaglio della commissione nemmeno la proposta di prorogare fino al 31 dicembre 2015 il regime di tracciabilità dei rifiuti attualmente utilizzato, e la possibilità, da parte di Anas, di applicare il pedaggio su alcune autostrade e su alcuni raccordi autostradali. Più interlocutorie sono invece le situazioni legate al bonus maternità e all’Imu. Nel primo caso, la Commissione sarebbe disponibile ad abbassare l’attuale tetto di 90 mila euro, a patto che le risorse liberate vengano destinate alle strutture per le infanzia. Quanto all’Imu, si accarezzerebbe ancora l'idea di aumentare la deducibilità Imu degli immobili di impresa. Infine sull’emendamento per l'allargamento del reverse charge sull'Iva agli acquisti di beni effettuati da "ipermercati, supermercati e discount alimentari", che porterebbe un incasso di 728 milioni, si attende il via libera Ue. Qualora non ci fosse l’approvazione europea, si cercherebbe di recuperare il mancato risparmio aumentando la clausola di salvaguardia sulle accise per carburanti.